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Progetto Casa Bettola

Resoconto del progetto Casa Bettola

Il 2 giugno del 2009 il collettivo Sottotetto ha dato vita tramite l’occupazione della casa cantoniera in via Martiri della Bettola al progetto ‘Casa Bettola’, che consiste in uno sportello per il diritto alla casa, un appartamento di emergenza, uno spazio di incontro ed attività culturali a disposizione di associazioni ed un orto collettivo.

Questo progetto è stato presentato alla Provincia di Reggio Emilia con l’intenzione di auto recuperare un edificio pubblico destinato alla svendita mediante asta, per garantire un servizio utile alla collettività a costo zero, vista la mancanza di risorse a disposizione delle amministrazioni per affrontare l’emergenza abitativa in atto. A fine settembre abbiamo avuto un incontro con l’assessore provinciale alla sicurezza sociale Marco Fantini per convenzionare il progetto, con la volontà di uscire dallo stato di occupazione. Nonostante il progetto sia stato valutato utile e positivo per la collettività, l’assessore da allora non si è piu’ interessato ad esso.

Il collettivo ha proseguito a realizzare praticamente quello che si era prefisso nel progetto e a distanza di nemmeno un anno oggi presentiamo i frutti di questo faticoso e gratuito lavoro. L’appartamento di emergenza ha ospitato in 10 mesi 2 donne sole con bambini e 2 famiglie. Una donna con bambino e una famiglia rispettivamente dopo 3 e 5 mesi hanno trovato una soluzione alternativa, lasciando il posto ad altre persone in emergenza.

Lo sportello per il diritto alla casa è stato attraversato da un centinaio di persone e nuclei famigliari. Il primo aspetto che ci ha colpito è stata soprattutto la varietà delle persone e delle storie che si sono avvicinate al collettivo: da persone senza permesso di soggiorno a reggianissimi ex benestanti, da singoli a famiglie numerose, da coppie solide a donne separate con figli al seguito, da studenti precari a nonne combattive che vogliono occupare una casa con figlia e nipote, una varietà che ha sfatato miti e stereotipi prima di tutto nostri, e che ci ha dato una mano ad affinare – e riaffermare – il nostro discorso sul problema casa in città. Questa varietà di persone che hanno attraversato lo sportello dimostra come la questione abitativa sia una problematica estremamente trasversale e diffusasi a macchia d’olio con l’avvento della crisi economica.


CON QUALI PROBLEMATICHE ABBIAMO AVUTO A CHE FARE

Ci sembra importante porre subito l’accento su una problematica collaterale con la quale ci siamo dovuti e ci dobbiamo confrontare nostro malgrado: quella della legislazione sull’immigrazione che, a causa di maglie sempre più strette e razziste, divide gli esseri umani in persone legali e non, costringendo i primi a un degradante gioco dell’oca collegato strettamente al diritto alla casa, lavoro e permesso di soggiorno. Altrettanto importante ci sembra sfatare il mito secondo cui un collettivo come il nostro ha a che fare solo con cittadini stranieri: ben il 45% delle volte infatti si è trattato di italiani, il 49% di

nuclei migranti europei ed extraeuropei e nel restante 6% di nuclei misti.

Il 51% delle persone che si sono rivolte allo sportello lo hanno fatto come portavoce di un nucleo famigliare; nuclei, che per 810 sono composti anche da bambini e per 410 da una donna sola con figli al seguito. Per l’altro 49% si tratta di singoli, spesso studenti o lavoratori precari in cerca di emancipazione dalla famiglia di origine ma frenati dai proibitivi prezzi di mercato.

Il 74% di chi si rivolge allo sportello lo fa perchè è in condizione di morosità su un affitto privato; il 9% è moroso da una casa pubblica, il 10% è vittima di un pignoramento da parte di una o piu’ banche e il 7% è senza fissa dimora. Un dato che ci sembra interessante riguarda il numero di quelli che, quando si sono rivolti a noi, contemporaneamente erano iscritti alle liste per le case popolari: appena l’ 11%. Da questo dato si nota che le persone sempre più spesso rinunciano a iscriversi alla graduatoria delle case popolari. Il 60 % di chi si rivolge allo sportello è disoccupato , un terzo di questi sono ex artigiani che lavoravano nell’edilizia, mentre il 40% ha un lavoro fisso o precario.

Notiamo da questi dati che gli affitti calmierati, l’ agenzia per l’affitto e l’ housing sociale non sono accessibili  per chi ha perso il lavoro e per chi ha un lavoro precario, dimostrandosi inadeguati per le persone che da anni hanno lavorato e  hanno costruito la loro vita nel territorio reggiano, contribuendo alla ricchezza della città.

L’ 81% di chi si rivolge allo sportello è residente a Reggio Emilia o provincia, il 19% è senza residenza e di questi i due terzi hanno perso la residenza dopo lo sfratto.

Notiamo l’aumento della tendenza all’esclusione dal territorio non solo dei migranti esterni extracomunitari, ma coinvolge anche migranti dal sud Italia e i cosiddetti reggianissimi che dopo 6 mesi dallo sfratto perdono la residenza nel territorio,perdendo di conseguenza i diritti di cittadinanza, primo tra tutti la possibilità di rivolgersi ai servizi sociali cittadini.

GLI INTERVENTI DELLO SPORTELLO


Il 23% di chi si è rivolto allo sportello ha usufruito della consulenza legale, il 25% è stato accompagnato ai servizi sociali, il 5% alla Caritas e il 2% al SERT. L’11% ha deciso di occupare una casa pubblica non piu’ assegnabile, 8% è stato ospite di case già occupate ed il 22% ha rinviato o bloccato lo sfratto tramite pressioni politiche e mediatiche, il 10% ha trovato una soluzione con le proprie risorse presso famigliari ed amici e, infine, il 15 % ha accetato le condizioni offerte dai servizi sociali, precedentemente rifiutate perchè vincolate alla divisione della famiglia, da una parte madre e bambini, dall’altra il padre.


Dagli ultimi dati si nota che l’occupazione non è la soluzione piu’ praticata dalle persone che vengono allo sportello, è una scelta obbligata, l’alternativa è la strada. Chi ha deciso di occupare lo fa temporaneamente usando questa soluzione come ammortizzatore sociale, cercando una soluzione meno precaria e lasciando la casa libera per chi ne ha bisogno non appena trova una autonomia di reddito sufficiente.

All’interno di Casa Bettola ha preso sede anche l’associazione Alternativa Libertaria che promuove iniziative di tipo politico, sociale e culturale.

L’orto collettivo è stato vangato, concimato e zappato dalle famiglie che si sono unite al progetto per dare una risposta al rincaro continuo della verdura.

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