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1 maggio 2010: contro sfratti, licenziamenti e precarietà – per reddito e diritti!

Posted on martedì, Maggio 4, 2010 in In difesa dei beni comuni, Sportello per il diritto alla casa

Gli 80 sfratti a settimana in rapporto alle 80 assegnazioni all’anno di case popolari, dimostrano come le politiche abitative in questa città siano inadeguate all’emergenza esistente.

I 23.000 disoccupati in città, senza un contratto di lavoro, non si possono iscrivere alle graduatorie per le case popolari e le misure anticrisi pubblicizzate dal Comune di Reggio Emilia ,come gli affitti calmierati o l’agenzia per l’affitto, sono accessibili solo per chi ha un contratto di lavoro.

Chi subisce l’esecuzione del pignoramento o dello sfratto, dopo 6 mesi perde anche la residenza, perdendo così i diritti di cittadinanza, primo fra tutti la possibilità di rivolgersi al servizio sociale.

Di fatto migliaia di persone stanno subendo un’ espulsione coatta, dopo decine di anni di lavoro sul territorio e nonostante abbiano costruito qui la propria vita e i propri affetti, dopo aver contribuito alla crescita della città , sono obbligati a tornare nei luoghi di origine, siano essi in altre parti d’Italia o in altri paesi.

Scendiamo in piazza per dire che la crisi la devono pagare i palazzinari e le agenzie immobiliari, che grazie alla liberalizzazione del mercato dell’affitto hanno rubato milioni di euro, con affitti che superano il 50% di un salario medio.

La crisi la devono pagare le banche che grazie l’aumento degli affitti, hanno offerto mutui a tasso variabile con rate mensili più basse degli affitti a libero mercato, vendendo l’illusione ai malcapitati di possedere una casa. Nel corso degli anni le rate sono aumentate e chi ha fatto il mutuo si è trovato improvvisamente non più proprietario di una casa ma di un debito a causa del quale perderà l’abitazione.

Scendiamo in piazza perché siamo contro la logica del governo di questa città che, per “risolvere” la crisi, continua a regalare soldi pubblici o appalti per riqualificazioni squallide ad aziende amiche o a palazzinari.

Scendiamo in piazza perché siamo contro la logica di chi per uscire dalla crisi vuole espellere dalla città chi oggi ha perso il lavoro, perché considerato un peso per le casse del comune.

Scendiamo in strada perché vogliamo:

– IL BLOCCO GENERALIZZATO DEGLI SFRATTI

– L’ISTITUZIONE DI “UNA VIA DEL COMUNE” DOVE CHI HA PERSO L’ALLOGGIO POSSA MANTENERE LA RESIDENZA

– L’ATTUAZIONE DI POLITICHE ABITATIVE A BASSA SOGLIA DI ACCESSO RIVOLTE A CHI NON HA REDDITO O HA UN REDDITO MOLTO BASSO

– LA REQUISIZIONE DEGLI ALLOGGI PRIVATI SFITTI APPARTENENTI AI GROSSI PROPRIETARI IMMOBILIARI

– LO STOP DEFINITIVO ALLA VENDITA DEL PATRIMONIO ABITATIVO PUBBLICO PERCHE’ ALMENO QUEL POCO CHE E’ RIMASTO VENGA MANTENUTO

Vedi l’articolo su global project: per un primo maggio 2.0

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