Manifestazione per la difesa dei Beni Comuni
Circa un centinaio di persone sono scese in piazza questa sera per manifestare contro i provvedimenti di svendita del bene pubblico, le case cantoniere nello specifico, in difesa di quel comune che le associazioni di Casa Bettola hanno costruito in un anno di lavoro.Attraversando una delle zone del centro storico ad alta densità speculativa l’iniziativa è proseguita davanti ad un palazzo in disuso dove è stata denunciata, attraverso manifesti e liberi messaggi in post-ist, la condizione di migliaia di persone che non possiedono la casa, e di conseguenza le cattive poltiche abitative che vedono il patrimonio immobiliare vuoto e invenduto, e quando pubblico privatizzato o gestito tramite logiche privatistiche.Gli interventi hanno espresso la necessità e la volontà di contestualizzare, dibattere e criticare la dicotomia pubblico-privato, rilanciando nuove riflessioni su un approccio di costruzione del contesto sociale che sia comune.
Aggiornamento sullo sgombero di Casa Bettola
L’assessore Acerenza ha incontrato in data 28.07.2010 il Collettivo Sottotetto, promotore del progetto “Casa Bettola”, e i rappresentanti delle associazioni che hanno utilizzato gli spazi della Casa Cantoniera di via della Bettola, contrari allo sgombero e alla vendita dei beni pubblici, Laboratorio Quarto Stato, Alternativa Libertaria, Animali Sociali e Ya Basta RE.
L’assessore Acerenza, incaricata di seguire la questione, ha informato il collettivo e le associazioni di aver sottoposto il progetto presentato un anno fà e la documentazione relativa alla Casa Cantoniera alla presidente della Provincia Sonia Masini.
L’assessore ha comunicato agli occupanti la volontà della presidente della Provincia di occuparsi personalmente della situazione Casa Cantoniera come unica referente, e che saremo contattati per un ulteriore incontro.
Come associazioni sentiamo l’esigenza di aprire delle trattative che si possano chiamare tali, di riscrivere il progetto Casa Bettola, che nel corso di un anno tramite la partecipazione di altre associazioni si è arricchito di tematiche e competenze.
In attesa della convocazione della presidente della Provincia , le attività all’interno della Casa Bettola, continueranno in un percorso di partecipazione attiva in città per la difesa dei beni comuni.
Collettivo Sottotetto, Laboratorio Quarto Stato, Alternativa Libertaria, Animali Sociali e Ya Basta RE.
Per la difesa dei beni comuni

Le difficolta che colpiscono numerose famiglie nel settore abitativo sono anche la conseguenza di vent’anni di abbandono di concrete politiche pubbliche per la casa.
Nonostante si calcoli che a Reggio vi siano attualmente circa 7.000 abitazioni invendute e/o sfitte, il numero dei senza casa è in continuo aumento e gli sfratti sono sempre più numerosi. Ci troviamo assurdamente con le case vuote e la gente in strada. Se per qualche amministratore va tutto bene perché, anche a fronte dei disagi di tante famiglie, l’importante è che sia rispettata la “piena legalità”, noi riteniamo che questo non basti.
Riteniamo che a Reggio si è costruito troppo e soprattutto male e che ora non possono essere i soggetti piu’ colpiti dalla crisi a pagarne le conseguenze.
Del resto l’offerta d’abitazioni è stata determinata dalla speculazione, a fronte di un’assoluta incapacità dell’ente locale di incidere sulle tipologie dell’offerta e di governare la domanda.
E’ in questo quadro che va inserita l’occupazione della casa cantoniera di via Martiri della Bettola, se si vuole fare una analisi seria che non si limiti a superficiali proclami, o da stizzite polemiche a mezzi stampa.
All’inizio della vicenda la Provincia aveva accettato di aprire un tavolo di confronto con gli occupanti, per l’uso anche a fini sociali, non solo abitativi, dell’edificio e per nove mesi le associazioni occupanti si sono attivate trasformando quel luogo ormai abbandonato in un punto di assistenza e incontro. Da parte della Provincia invece solo silenzio fino alla telefonata del 30 giugno con la quale viene chiesto agli occupanti di andarsene per poter mettere all’asta l’immobile, con la motivazione di doverne destinare i proventi alla manutenzione degli edifici scolastici.
Pertanto le associazioni, i comitati e i cittadini presenti all’assemblea di martedì 13 luglio, nel ribadire la loro solidarietà attiva e il loro sostegno alla lotta contro la svendita del patrimonio pubblico, s’impegnano a far sì che la Casa cantoniera continui a essere un centro di partecipazione, d’elaborazione e di dibattito, sui temi della difesa dei beni comuni, a partire dall’abitazione (ma anche acqua, suolo, scuole,salute, libertà d’informazione ecc.) e dall’uso sociale e culturale degli spazi pubblici. La Casa Cantoniera, infatti, vuole essere un luogo d’accumulo di esperienze e di identità diverse, per contribuire a creare una cittadinanza più consapevole.
Invitiamo tutta la cittadinanza sensibile alla difesa dei beni comuni all’agorà pubblica su “Privato Pubblico e Comune” Mercoledi 21 luglio alle ore 21 presso la Casa Bettola in Via Martiri della Bettola n.6
Ass. Animali Sociali, Collettivo Sottotetto, Ass. Alternativa Libertaria,
Laboratorio Quarto Stato, Ya Basta (R.E.), Cobas scuola (R.E.), Ass. Città Migrante, Laboratorio AQ16, CGIL (R.E.), M.U.M.E., Popolo Viola (R.E.), SUNIA, Partigiani Urbani, Pollicino Gnus, Comitato Provinciale Acqua Bene Comune di (R.E.), Gente di Reggio, Ass. Grillireggiani Amici di Beppe Grillo, Circolo PRC CHE GUEVARA Cadelbosco Sopra.
Singoli cittadini: Luca Pelli, Marco Sissa, Giancarlo Terzi, Jaime.
CARO ASSESSORE TI SCRIVO…

Scriviamo queste poche righe per rispondere alle infelici esternazioni dell’assessore provinciale Fantini il quale,probabilmente in preda ai tipici deliri causati dalla calura estiva, si è pronunciato negli ultimi giorni in merito alla questione dell’imminente sgombero della casa cantoniera di Via Martiri della Bettola.
Tre sono i punti sui quali crediamo di dover assolutamente fare alcune precisazioni, soprattutto per poter dare ai cittadini la possibilità di comprendere ciò che sta succedendo, essendo il tema della vendita del patrimonio pubblico interesse di tutta la collettività:
1- Per prima cosa ci troviamo sconcertati di fronte alle accuse mosse dall’assessore nei confronti di sunia e cgil: è inaccettabile che un amministratore , nel momento in cui viene criticato , risponda denigrando i soggetti che lo criticano . Non sarà che , non avendo spiegazioni plausibili al suo operato, è costretto a ripiegare sulle offese gratuite?
2-Ci troviamo altrettanto sconcertati nel leggere le seguenti parole dell’assessore: “sarebbe interessante conoscere i dati di attività del fantomatico sportello per il diritto alla casa che gli occupanti dichiarano di tener aperto nella casa cantoniera, anche perché non si può accettare che, anziché inserirsi dentro attività già avviate e controllate, vi sia chi abusivamente tenta di occupare spazi in contrapposizione con il pubblico.”
Innanzitutto vorremmo far notare al signor Fantini che i dati riguardanti il lavoro dello sportello, che tanto fantomatico non è, sono stati resi pubblici dal collettivo sottotetto tramite conferenza stampa il giorno 17 marzo 2010 e che sono consultabili da chiunque qui
Ora, da parte dell’amministratore pubblico che dichiara di aver seguito e di conoscere le vicende legate alla casa ed alle attività che vi si svolgono, ci pare un’enorme mancanza l’essersi fatto sfuggire proprio il resoconto di un anno di lavoro dello sportello.
Speriamo vivamente che l’assessore non tratti tutti i temi di sua competenza con la stessa superficialità.
Inoltre ci teniamo a far sapere al signor Fantini che solo una minimissima parte (come avrebbe potuto notare dai dati, se li avesse visti) delle persone che si sono rivolte allo sportello hanno dovuto in seguito scegliere la via dell’occupazione perchè senza altra possibilità .
3- Pensiamo sia vergognoso che un amministratore pubblico si ritrovi a dover dichiarare il falso per giustificare il proprio operato e ci riferiamo al fatto che l’assessore abbia dichiarato di portare avanti le trattative con gli occupanti da un anno. Come già abbiamo detto in precedenza , ripetiamo che c’è stato un unico incontro fra gli occupanti e i rappresentanti della provincia e che dopo quell’incontro sono stati gli stessi rappresentanti della provincia a “far perdere le proprie tracce” per un anno.
Se gli appuntamenti promessi e mai fissati ed il silenzio vengono considerati da Fantini “trattative” speriamo, come sopra, che non tutte le trattative vengano portate avanti in questo modo.
Tre incontri per difendere e costruire un bene comune

MERCOLEDI 14 LUGLIO 21.00 “DIRITTO ALLA CITTA”
Video e dibattiti sui movimenti di lotta per la casa e l’abitare.
MERCOLEDI 21 LUGLIO 21.00 “NE PUBBLICO NE PRIVATO MA COMUNE”
Incontro per approfondire e discutere gli orizzonti oltre la proprietà privata e la proprietà pubblica.
GIOVEDI 29 LUGLIO 21.00 “FUMETTI DI RESISTENZA”
Incontro con fumettisti che narrano la lotta per la difesa dei beni comuni.
C/O Casa cantoniera “CASA BETTOLA” VIA MARTIRI DELLA BETTOLA 6
CONTRO LO SGOMBERO DI “CASA BETTOLA” – PER LA DIFESA DEI BENI COMUNI
La casa cantoniera di Via Martiri della Bettola è
stata occupata dai membri del Collettivo Sottotetto il 2 giugno 2009. Di
proprietà della Provincia di Reggio Emilia, la casa era in stato di abbandono
da circa 7 anni ed era già stata messa all’asta due volte senza mai essere
acquistata.
Nel settembre 2009, dopo tre mesi di lavori di
autorecupero, il Collettivo Sottotetto aveva presentato all’attenzione degli
assessori provinciali Acerenza (bilancio) e Fantini (politiche sociali) un
progetto ed una proposta di “legalizzazione” dello spazio.
Il progetto comprendeva uno sportello per il
diritto alla casa, un appartamento di emergenza per donne, uno spazio sociale a
disposizione di diverse associazioni ed un orto sociale.
Tutte le attività sopraelencate sono state
realizzate nell’arco di quest’anno mentre le trattative con gli assessori
provinciali si sono interrotte a causa degli assessori stessi che dopo aver
promesso un secondo incontro di discussione non si sono più fatti sentire.
Durante l’anno di funzionamento della “Casa
Bettola” diversi soggetti ed associazioni cittadine che si occupano della
difesa dei beni comuni hanno utilizzato lo spazio come ritrovo e come sede per
l’organizzazione di eventi che, fra gli altri, hanno visto la partecipazione di assessori, funzionari
pubblici, dirigenti di ACER.
Da parte sua la Provincia, dopo un anno di
silenzio, si è fatta viva telefonicamente il 30 giugno 2010 tramite l’assessore
Acerenza per intimare agli occupanti l’uscita immediata dallo stabile in quanto
lo stesso è stato rimesso all’asta e l’eventuale introito messo a bilancio alla
voce “manutenzione scuole”.
Ancora una volta quindi ci troviamo di fronte
all’ennesimo caso di svendita del patrimonio pubblico sul territorio cittadino,
in perfetta sintonia con le politiche governative di privatizzazione che
coinvolgono ormai ogni aspetto della vita sociale: dall’acqua all’istruzione,
dalla sanità alle case popolari, fino al consumo del territorio a favore del
cemento e della speculazione.
Troppo spesso ormai le amministrazioni pubbliche si
comportano come aziende, valutando il solo valore di mercato dei beni,
considerandoli come pura merce, senza tener conto del valore d’uso che questi
beni hanno e, in casi come quello della casa cantoniera, ignorando prima di
tutto il valore sociale acquisito dall’immobile grazie alle attività ed ai
servizi che al suo interno vengono svolti.
Oggi un luogo come la “Casa Bettola”
diventa simbolo degli abusi sul territorio e delle politiche miopi di chi
amministra il territorio ed è proprio in difesa di tutto quello che rappresenta
questo spazio che le associazioni ed i soggetti che lo agiscono e lo vivono
oppongono all’intimazione della Provincia il loro netto rifiuto di
abbandonare lo stabile e la volontà di continuare a farlo funzionare al
servizio della comunità a cui da un anno è stato restituito, comunità che è
l’unica legittima proprietaria di questo bene.
Come soggetti promotori invitiamo tutti i cittadini,
le associazioni e le realtà cittadine che si riconoscano nel valore della
difesa dei beni comuni a partecipare all’assemblea pubblica che si terrà presso
la Casa Cantoniera di Via Martiri della Bettola nr.6 MARTEDI’ 13 LUGLIO a
partire dalle ORE 21.00
Collettivo Sottotetto – Associazione Ya Basta! -
Alternativa Libertaria – Animali Sociali – Laboratorio Quarto Stato
Ascolta le interviste con i soggetti promotori su Globalproject
Leggi il comunicato di CGIL Provincia e S.U.N.I.A
Per adesioni e contributi: collettivosottotetto@libero.it
Emergenza abitativa: blocco dello sgombero per gli abitanti di S.Alberto
Questa mattina un gruppo di una ventina di attivisti del
collettivo Sottotetto ha presidiato le case parrocchiali di S.Alberto a Reggio
Emilia.
Qui vivono infatti 13 persone, in prevalenza immigrati
nordafricani, che rischiano di essere lasciati senza una soluzione abitativa a
causa dei lavori di ristrutturazione necessari all’adeguamento delle strutture
alle normative vigenti.
Il collettivo Sottotetto, contattato dagli abitanti
stessi, è stato presente dalle ore 9.00 per impedire che l’ennesimo sgombero di
persone in difficoltà abbia luogo; le persone che vivono nel dormitorio
parrocchiale, pur essendo grate alla Chiesa per l’ospitalità, non vogliono
rinunciare ad un diritto basilare come quello di avere un tetto sulla testa e
hanno richiesto un tavolo di trattativa alla presenza del Vescovo,
dell’assessore alle politiche sociali Matteo Sassi e dei responsabili del
dormitorio.
La giornata si è conclusa con un incontro con il parroco
che ha dato la disponibilità ad ospitare ancora gli abitanti, in attesa di
trovare una soluzione dignitosa.
La lettera degli abitanti:
Come abitanti delle case parrocchiali di S Alberto
ringraziamo Don Eluterio Agostini del suo buon cuore per averci ospitato
per tutti questi anni, consapevoli che con l’ingresso nella comunità del
nuovo parroco Don Pietro Adani la casa da noi abitata deve essere lasciata
libera.
Ringraziando Don Pietro che concedeva a ottobre una
proroga per l’emergenza freddo e incaricando il Sig. Daniele Marchi per trovare
una soluzione, ma l’operato di questo volontario professionista si
è delineato in false promesse, in forme di razzismo e minacce per
sgomberare i locali.
Pur essendoci impegnati singolarmente a trovare soluzioni
alternative dignitose per la persona umana, dopo aver chiesto aiuto agli enti
preposti, ci troviamo solo ed esclusivamente promesse e parole non veritiere.
Oggi abitiamo ancora nei locali parrocchiali, non
avendo trovato una sistemazione degna di persone umane che lottano per
difendere la propria dignità e senza andare ad infoltire la folta
popolazione dei senza tetto.
Oggi 19 giugno ci è stato intimato di lasciare le
abitazioni, sé questo non avverrà volontariamente interverranno le
forze dell’ordine.
Sarà nostro dovere lasciare libere le abitazioni non
appena troviamo una locazione dignitosa, per questo chiediamo l’apertura di un
tavolo di discussione tra l’amministrazione Comunale, Don Pietro ed il
Vescovo Adriano Caprioli per non ridurre un problema sociale che coinvolge
buona parte della città in un problema di ordine pubblico.
Certi del vostro buon cuore cristiano e umanitario
Porgiamo distinti saluti
Gli abitanti delle case
parrocchiali di S.Alberto
Comunicato del collettivo Sottotetto:
La storia che ci raccontano “le 13 persone in cerca
di casa” della residenza parrocchiale S. Alberto è, purtroppo, storia di
molte e molti. Il tempo che stiamo vivendo produce giornalmente schiere di
espulsi dai diritti di cittadinanza , in cima alla lista, per gravità, il
diritto ad una casa.
Le istituzioni che governano il territorio ed i suoi
abitanti preferiscono investire il loro impegno ed il nostro denaro in grandi
opere inutili od in altrettanto inutili eventi culturali di facciata ,
delegando nel frattempo la pratica dell’accoglienza e della soluzione ai
problemi sociali contingenti al volontariato , fra cui quello cattolico legato
alla chiesa.
Basti pensare che nella nostra città la quasi totalità
dei servizi dormitorio è affidata alla Caritas.
Non è nostra intenzione entrare nel merito delle ragioni
che spingono un parroco, la sua parrocchia o le realtà legate alla chiesa, a
dover allontanare persone che finora nei loro spazi hanno trovato appoggio e
riparo. Non è nostra intenzione perchè pensiamo che in ogni caso, in un paese
“civile”, non debba spettare a loro occuparsi delle situazioni
di emergenza ma alle istituzioni di un Comune che invece è sempre meno comune e
sempre più privato, specialmente quando si tratta di scegliere quali interessi
difendere.
Il punto è che noi non vogliamo trovarci, in caso di
bisogno, in balìa della inevitabile discrezione che caratterizza il
lavoro volontario: sia esso pericolosamente legato ad un’istituzione
religiosa o ad un’associazione laica. Un diritto fondamentale come quello alla
casa non può e non deve dipendere dalla disponibilità o dall’arbitrio di chi si
dedica all’accoglienza per tappare i buchi lasciati da chi dovrebbe avere la
responsabilità di occuparsi della sistemazione di chi non può trovare altre
soluzioni.
A maggior ragione in periodo di crisi economica non
possiamo accettare che chi ha elemosinato voti utili a garantir loro privilegi
di ogni sorta non si spenda per garantire ad ognuno i presupposti necessari ad
una vita degna, primo fra tutti un’abitazione dignitosa.
Casa Bettola

ASS. YA BASTA!onlus
PER LA DIGNITA’ DEI POPOLI CONTRO IL NEOLIBERISMO
PRESENTA
GIOVEDI’ 17 GIUGNO 2010 h. 21.00
“Checkpoint Rock: Songs of Palestine“
un film documentario di Fermin Muguruza e Javier Corcuera
La vitalità della scena musicale palestinese di fronte alla cultura di morte che vorrebbe imporre Israele nei territori occupati. La musica diventa metafora ideale per ricordare a tutti che “un popolo che canta non muore”
Dalle parole dello storico poeta
palestinese Mahmoud Darwish al rap dei DAM, dalla world music di Amal
Markus al rock dei Khalas passando per la musica tradizionale di
Muthana Shaban,
«Checkpoint Rock» è una lezione di speranza collettiva. Un documentario
straordinario che unisce la forza della ragione ad emozioni contagiose.
Il film abbonda di personaggi “magici”, alcuni parlano, altri cantano e
comunque quando si fa rap non c’è differenza tra una cosa e l’altra.
parafrasando Public Enemy, che diceva che il rap afroamericano era la
CNN di strada, afferma che il rap palestinese è la Al Jazeera di strada.
Corazon del Tiempo è la storia di un
amore che ci porta attraverso le passioni, i sentimenti, le scelte
delle donne e degli uomini che dal 1 gennaio 1994 conosciamo come “gli
zapatisti”.
In un mondo in cui tutto cambia, in
una terra straordinaria di indigeni liberi, che hanno deciso di non
arrendersi, la passione di una donna si gioca il senso della sua
libertà nel cuore del tempo.
prodotto dalla Junta de Buen Gobierno di La Realidad e recitato da basi
d’appoggio zapatiste. Hermann Bellinghausen, giornalista de La Jornada,
è autore della sceneggiatura mentre la regia è di Alberto Cortes.
Secondo il regista, Corazón del tiempo “è una pellicola strana,
perchè finora non si era mai fatto un film con indigeni che
rappresentano sé stessi, con piena coscienza. L’importanza della
pellicola è che ritrae la vita quotidiana nelle comunità zapatiste,
come si vive in resistenza, come si costruisce l’autonomia tutte cose
che abbiamo conosciuto dello zapatismo, in altra forma, con le notizie
o i comunicati di Marcos o gli innumerevoli documentari che
sono stati fatti, ma questa è la prima volta che tutto questo viene
narrato in forma di fiction, interpretata da loro stessi; cosa questa
che è stato uno degli accordi e cioè non che avrebbero finto di essere
zapatisti ma che invece l’avrebbero fatto in forma collettiva. Tutti
gli zapatisti sono coproduttori insieme alla Giunta di Buongoverno Hacia la Esperanza. E’ una pellicola in cui abbiamo inventato una forma di produzione”.
c/o CASA CANTONIERA Via Martiri della Bettola 6, RE
Per info: yabasta.reggioemilia@gmail.com - cell 338 3722260

Progetto di autorecupero in Via Compagnoni

Oggi denunciamo l’ennesima devastazione da parte di
ACER con mandato del Comune di Reggio Emilia di un appartamento di via
Compagnoni, vuoto solo da qualche mese. Chiediamo se questo rientra nel piano
di “riqualificazione” del quartiere, piano approvato nel lontano 1998,
che consiste nell’ abbattere oltre 200 alloggi pubblici per ricostruirne
appena 80 pubblici ed 88 privati. Già allora questo progetto ha creato
malcontento all’interno del quartiere
per la distruzione di un tessuto sociale ed una solidarietà costruita in
piu’ di 40 anni di convivenza tra gli abitanti di Conmpagnoni, delocalizzandoli
in altre zone della città.
Dal 1998
a oggi piu’ di un centinaio di questi appartamenti sono rimasti abbandonati e mai
piu’ assegnati a chi era in graduatoria, ed inoltre, nonostante la precedente
Giunta Comunale tramite l’ex Assessore alla casa Carla Colzi avesse dichiarato
che questi appartamenti servivano per far fronte ad eventuali emergenze , oggi
possiamo notare che oltre a non assegnarli si spendono soldi pubblici per
renderli inabitabili devastandoli.
In questi anni è cambiato radicalmente il contesto
economico e sociale della città: la crisi economica e la cementificazione
selvaggia impongono scelte diverse da parte della Amministrazione; è urgente
dare risposte abitative che diano autonomia alle famiglie senza reddito o
con un reddito intermittente, perchè chi
perde il lavoro viene espulso in silenzio dallo status di cittadino.
Il Collettivo Sottotetto oggi, con la preziosa
partecipazione dell’architetto Chiara Valli, presenta un progetto pilota di autorecupero che ci
vedrà impegnati proprio nella riqualificazione di quest ultimo ed ennesimo
appartamento devastato e la sua restituzione alla comunità sottoforma di
abitazione popolare.
La restaurazione di un appartamento ha un prezzo di
mercato che varia dai 1000 ai 1200 euro al metro quadro, il nostro progetto
prevede una spesa massima di 300 euro al metro quadro.
L’autorecupero è una pratica edilizia sostenibile
sia dal punto di vista sociale che economico: permette di recuperare il
patrimonio edilizio pubblico attraverso progetti che coinvolgono direttamente
le famiglie in emergenza abitativa che prestano la loro manodopera, abbattendo
in questo modo i costi generali dell’intervento.
La crisi economica che ha colpito soprattutto il
mondo dell’edilizia, ha lasciato senza casa e lavoro molte persone impiegate
nei cantieri: queste persone e le loro famiglie sono i soggetti ideali per
partecipare a un progetto di autorecupero che permetterebbe di risolvere il
loro problema abitativo e offrirebbe un’opportunità di formazione di competenze
specifiche in questo campo e la costituzione di una struttura che potrebbe
affiancare altri interventi di questo tipo, creando anche la possibilità di un
reddito. Attraverso la pratica dell’autorecupero è possibile riqualificare un
quartiere degradato, mantenendo il tessuto sociale esistente e dando valore
all’edilizia pubblica.
Le misure contro la crisi adottate dalla Provincia e
da S.U.N.I.A., attraverso un finanziamento della Fondazione Manodori hanno
messo a disposizione dei proprietari di case che si impegnavano a non sfrattare
i loro inquilini 300.000 euro: questo fondo non è stato utilizzato e la misura
adottata si è quindi dimostrata inefficace, anche perchè costituisce solo un
rinvio del problema. La proposta di realizzare un progetto di autorecupero può
essere invece una risposta concreta all’emergenza abitativa che sta colpendo
una fascia sempre più estesa di abitanti: il finanziamento stanziato potrebbe
essere investito per un progetto pilota nel quartiere Compagnoni che potrebbe
essere esteso ad altri edifici e quartieri della città.
Scarica il progetto di autorecupero: Appartamento_48mq.pdf
Scarica esempi di costi di autorecupero e autocostruzione: Esempi di costi.pdf
Terzo incontro sul diritto all’abitare – Autorecupero e Autocostruzione

L’autorecupero
e l’autocostruzione – pratiche edilizie sociali e sostenibili
Un confronto aperto tra le modalità organizzative, tecniche ed economiche messe
in atto nelle esperienze di autorecupero ed autocostruzione avviate in alcuni comuni
italiani con l’obiettivo di recuperare e integrare il patrimonio edilizio pubblico
con interventi di partecipazione diretta da parte dei futuri abitanti. L’incontro
approfondirà i temi della collaborazione tra l’amministrazione e le associazioni
temporanee di scopo finalizzate alla realizzazione degli interventi, della
formulazione dei bandi di partecipazione ai progetti e delle risorse necessarie
per offrire una soluzione abitativa a una fascia di cittadini esclusa dai
prezzi del mercato immobiliare, delle competenze e delle tecniche messe al
servizio di questi interventi.
Programma dell’incontro:
h 17:00 “Mente locale - gli obiettivi sociali ed economici di un
progetto di autorecupero a Reggio Emilia” Introduzione dell’arch. Chiara
Valli e del Collettivo Sottotetto
h17:20 “Presentazione del progetto di autorecupero promosso dal comune di
Bologna” Marzia Casolari,
presidente dell’assoziazione di promozione sociale Xenia, Bologna, Marco Gargiulo, Consorzio abn – a&b network sociale di Perugina, Gabriella Monti, Asia
Rdb, Bologna
h18:00 “Tecniche e modalità operative
in progetti di autocostruzione realizzati”
Marco Gargiulo, Consorzio abn – a&b
network sociale di Perugina
h18:30 – Interventi dei partecipanti



