occupiamoci (del)le case
sottotetto | 22 Giugno, 2009 16:34
sottotetto | 06 Giugno, 2009 09:56
Lo scorso 1 Maggio avevamo occupato una ex casa
cantoniera lungo i viali, ma ci siamo dovuti arrendere davanti
all’avanzato stato di abbandono, nel quale lo stabile versa da oltre 25
anni.
Questa mattina il Collettivo Sottotetto ha occupato un’
altra cantoniera abbandonata in via martiri della Bettola, di proprietà
della provincia di Reggio Emilia.
Abbiamo deciso di occuparci di
questo stabile prima che subisca la stessa sorte dell’ ex cantoniera in
circonvallazione, e per richiamare la pubblica attenzione sull’ immenso
patrimonio abitativo destinato alla speculazione edilizia invece che a
dare risposta all’ emergenza abitativa sempre più diffusa in questi
tempi di crisi.
Sono mesi che ,complice la campagna elettorale, i
professionisti della politica si riempiono la bocca di presunte "misure
anticrisi", mentre in realtà i veri beneficiari di tali misure sono
banche e grandi imprese, che per anni hanno incassato i proventi di
mutui insostenibili e del lavoro precario/lavoro nero, lasciando solo
poche briciole a chi la crisi la paga davvero.
Mentre già si
parla di nuovi finanziamenti all’edilizia speculativa, attraverso il
"piano casa",nessuno dice che ci sono già migliaia di case sfitte nella
nostra città, che è stata definita dalla Direzione Investigativa
Antimafia come il portafoglio dei clan delle criminalità organizzate.
Chiediamo al futuro sindaco e alla sua giunta di
bloccare tutti gli sfratti dalle case pubbliche, come in suo potere,
fino al retrocedere della crisi economica.
Chiediamo ai futuri
amministratori della provincia ,seguendo l’esempio della vicina
provincia di Parma, un comodato d’uso per questa casa cantoniera, con
utenze a carico del Collettivo Sottotetto, che lo utilizzerà come
sportello per il diritto alla casa e come risorsa abitativa per chi ne
avrà bisogno, invece che svenderla all’asta come ex patrimonio pubblico.
sottotetto | 04 Maggio, 2009 09:37
Oggi il collettivo sottotetto – sportello per il diritto alla casa restituisce all’uso comune uno dei tanti stabili che a Reggio Emilia vengono lasciati a marcire, vuoti, abbandonati.
In un momento come quello attuale , con una crisi che avanza macinando esistenze , la questione della casa è uno dei primi problemi a cui i cittadini si trovano a dover far fronte: affitti e mutui impossibili da pagare per chi è disoccupato, cassaintegrato, precario, stanno trasformando l’abitazione in un bene di lusso. A fronte di questa situazione è un affronto ed un’offesa lasciare case vuote, in balìa del tempo che le renderà totalmente inagibili trasformandole in tristi monumenti alla speculazione.
La scommessa su questo spazio è quella di trasformarlo da luogo di abbandono e degrado a punto di incontro, discussione e riferimento per tutti coloro che vivono sulla propria pelle l’emergenza abitativa e per tutte le cittadine e tutti i cittadini che hanno intenzione di rispedire al mittente il conto salato di questa crisi, perchè sanno di aver già pagato abbastanza.
Ai proprietari dello stabile, l’ANAS, chiediamo di aprire una trattativa perchè questo spazio ci venga lasciato per permettere un’azione di autorecupero, dando così un segnale di impegno concreto di risposta alla crisi e all’emergenza abitativa che produce.
Invitiamo perciò tutte e tutti a partecipare ad un progetto di autorecupero collettivo che restituisca dignità abitativa e sociale a a questo nuovo spazio liberato, proprio nel cuore della città.
sottotetto | 20 Marzo, 2009 14:51
Vedi il video " la crisi è di casa " da Repubblica tv, sulle occupazioni
dei Blocchi precari metropolitani di Roma
sottotetto | 16 Marzo, 2009 22:28
Blitz del Collettivo sottotetto nel consiglio comunale
Lunedì 2 Marzo alle 07.00 della mattina un messo comunale bussa con arroganza a una porta del civico 27 di via Compagnoni, consegnando a Mariem l’ingiunzione di lasciare l’appartamento entro 15 giorni. L’appartamento è occupato ma la famiglia paga di sua spontanea volontà ogni mese ad ACER un affitto minimo. Mariem è una reggiana-tunisina da ormai 18 anni, è sposata con un vetraio con cui un anno e mezzo fa ha avuto una bambina. Quello di Mariem è uno dei 5 nuclei che vennero sgomberati il 13 agosto 2008 in via Compagnoni, 5 famiglie, di cui 3 con bambini molto piccoli, sbattute fuori da 145 agenti tra vigili, carabinieri e Celere.Allora la bambina aveva 7 mesi.
Nel mese di Febbraio in via Compagnoni sono stati demoliti “preventivamente” dalla ditta al soldo del Comune tutti gli interni degli appartamenti non abitati (stando al piano comunale la demolizione avverrà nel 2011), sottoponendo i residenti a due settimane di martellate e mobili buttati dalle finestre, e devastando irrimediabilmente un patrimonio pubblico più necessario che mai in questi mesi di crisi. Non permetteremo che Mariem e la sua famiglia vengano buttati in strada, ma soprattutto non perdoneremo chi ha sfrattato donne e bambini semplicemente per devastare tutto e riempirsi le tasche. Così come non abbiamo perdonato tutti quei partiti che dopo lo sgombero si sono riempiti la bocca di parole di indignazione per raccogliere consensi e poi sono spariti, infischiandosene delle famiglie e della distruzione di un bene pubblico di cui ci sarà sempre maggiore bisogno.
Saranno le persone "comuni" a pagare cara questa svendita, così come stanno già pagando, da sole, questa crisi e l’intoccabilità delle tasche delle banche e dei politici.
Di tutti questi partiti denunciamo la falsità e l’ingordigia senza scrupoli, e andiamo oggi a cercarli per dire a tutti loro, giunta e opposizione, nessuno escluso, che non abboccheremo alle vostre campagne elettorali, perchè
AVETE LA FACCIA COME IL CULO!
sottotetto | 02 Marzo, 2009 17:43
Lo sfratto della famiglia di Adriana non si fa piu’. Andranno in un cosiddetto alloggio ponte, una casa per tutta la famiglia, con un contratto temporaneo di sei mesi. L’avventura pubblica di questa famiglia è cominciata il 5 novembre 2008 , data del primo presidio antisfratto, grazie al quale, insieme alle famiglie e ai precari del collettivo sottotetto, era stata impedita l’esecuzione di sfratto dalla casa di via Zambonini 1. Allora pareva che non vi fossero soluzioni , se non, in un secondo momento, la proposta inaccettabile di una struttura per l’accoglienza solo per Adriana e il figlio dodicenne. Questa proposta è stata l’unica fino al 12 gennaio mentre la definitiva esecuzione di sfratto con l’intervento della forza pubblica era fissata per il giorno successivo. Eseguire lo sfratto oggi non sarebbe stato semplice: la famiglia di Adriana si sarebbe rifiutata di uscire, come gia’ aveva pubblicamente annunciato, e insieme a loro decine di persone erano disposte a interporre i propri corpi per evitare che questo nucleo finisse per la strada e per l’ennesima volta venisse calpestato il diritto alla casa in questa citta’.
Quando il 5 novembre 2008 abbiamo effetuato il primo blocco ci è stato detto che: a) - Non serviva a nulla. b) - Che non era con gesti illegali che si poteva difendere il diritto di qualcuno ad avere una casa. Siamo felici di averli smentiti perchè: a) - Da una situazione disperata senza vie di uscita si è passati a trovare una soluzione. b) - Se avessimo obbedito alla legge che ci imponeva di lasciare quella casa ora Adriana, Mario e Karim sarebbero in strada.
Siamo coscienti che come Adriana migliaia di persone si vivono i costi della crisi economica, ci rammarica che per avere un tetto sulla testa sia necessario essere in forte difficoltà, preferibilmente in stagione pre-elettorale. Ci chiediamo come faranno tutte le altre persone nei prossimi tempi.
sottotetto | 05 Gennaio, 2009 16:53
Il 13 gennaio 2009 è la data in cui è stata fissata l'esecuzione dello sfratto per la famiglia di Adriana. Dopo il blocco riuscito del 5 novembre 2008 , l'ufficiale giudiziario ha richiesto per il 13 l'intervento della forza pubblica.
Sabato 20 dicembre 2008 il collettivo sottotetto, insieme alle persone che hanno attraversato lo sportello per il diritto alla casa,ha organizzato un presidio sotto l'albero di natale di piazza Prampolini per denunciare l'aggravarsi dell'emergenza abitativa e , contemporaneamante, il totale disinteresse da parte delle istituzioni "pubbliche" che, invece di cercare soluzioni diventano parte del problema, eseguendo sggomberi e sfratti e continuando a vendere, abbattere o lasciare abbandonate centinaia di case pubbliche.
Il 13 gennaio saremo a casa di Adriana, in via Zambonini 1, e da lì non usciremo perchè quella casa non è del signor Del Rio, non è dell’acer, non è dell’assessore alla casa, non è del partito democratico e non è della polizia.: quella casa è della collettività, è un bene comune e come tale deve rimanere a servizio di chi nella comunità ne ha bisogno.
sottotetto | 17 Novembre, 2008 14:47
sottotetto | 17 Novembre, 2008 14:33
Venerdi14 novembre è stata sgomberato un appartamento autoassegnato da giovani precari ed universitari del collettivo sottotetto.
Lo sgombero è avvenuto in sordina alla mattina alle 8 per mezzo di 10 vigili urbani ed operai di ENIA, è curioso come la giunta si schieri contro la riforma Gemmini e poi approfitti del giorno dello sciopero generale a Roma per lasciare universitari e precari in strada.
sottotetto | 05 Novembre, 2008 14:50
Oggi 5 novembre abbiamo organizzato un presidio antisfratto riguardante una famiglia composta dai genitori ed un bambino con il 75% di invalidità. Alle ore 10 di questa mattina si presentano l’ufficiale giudiziario, un rappresentante dell ACER (Agenzia Case Emilia Romagna) ed il fabbro per cambiare la serratura dell’appartamento chiedendo alla famiglia di uscire. La famiglia con il collettivo si sono rifiutati di lasciare l’appartamento fino a quando non si fosse trovata una soluzione, dopo alcune ora di trattative e minacce di intervento delle forze dell’ordine lo sfratto è stato rinviato al 13 gennaio del 2009.
sottotetto | 26 Ottobre, 2008 15:41
sottotetto | 23 Settembre, 2008 19:15
sottotetto | 28 Agosto, 2008 12:14
Siamo qui oggi per celebrare il funerale di 11 appartamenti popolari che alle ore 12 presso la sala rossa del Comune saranno venduti all’asta.
Il Comune, tramite l’assessore Gina Pedroni, specializzata in patate bollenti, ha spesso accusato il collettivo sottotetto di rubare le case popolari a chi è in graduatoria da anni, sapendo benissimo che in realtà le case autoassegnate da anni erano vuote e che vuote sarebbero rimaste fino al 2011, data prevista per l’abbattimento "di riqualificazione". L’asta di oggi è l’esempio eclatante che chi ruba patrimonio pubblico ai cittadini è un manipolo di amministratori senza scrupoli.
Come in una brutta favola la bacchetta magica dell’amministrazione ridurrà a 80 i 216 appartamenti popolari del Compagnoni. E come se non bastasse, gli eroi della storia oggi ne venderanno altri 11 cedendo un bene pubblico alla speculazione dei privati palazzinari.
Pare che l’unico scopo dei nostri eroi della legalità sia quello di fare cassa. E intanto gli affitti aumentano, le case popolari spariscono e il cappio dei mutui sulla casa si stringe al collo di migliaia di famiglie.
Il tutto condito da dichiarazioni contraddittorie e paradossali. Ci dicono che vendono ai privati appartamenti pubblici per finanziare la costruzione di altri appartamenti pubblici. Sfugge la logica tremontiana dei loro calcoli.
Il Collettivo risponde all’amministrazione con la denuncia e l’autoassegnazione di 2 appartamenti, uno dei quali messo all’asta oggi, per restituire alla collettività una piccola parte di quello che ci tolgono tutti i giorni. Non ce ne andremo finchè il Comune non restituirà al pubblico ciò che con i soldi pubblici è stato costruito.
Ascolta l'intervento di Federica del collettivo
sottotetto | 26 Agosto, 2008 15:27
sottotetto | 09 Agosto, 2008 14:30

Oggi come allora i referenti e responsabili politici per l’emergenza abitativa in città si guardano bene dal dare anche il minimo segnale di voler rispondere seriamente del loro operato, delegando la gestione degli sgomberi al comandante della polizia municipale affiancato da qualche asistente sociale, muniti di ridicole proposte inaccettabili: divisioni famigliari, assegni per biglietti di rimpatrio, ostelli a 16 euro a persona per famiglie con due bambini e altre ipocrite finzioni di mediazione. Mentre i mandanti politici degli sgomberi si nascondono al mare e delegano alla pubblica sicurezza una questione eminentemente politica e sociale. Su Compagnoni si sprecano decine di pagine di giornale, tutte per dare un’apparenza di riqualificazione sensata e a favore del cittadino, ma in nessuna di quelle pagine si parla della diminuzione degli alloggi pubblici, della sparizione degli spazi comuni e delle famiglie "sacrificabili" nell’opera di modernizzazione che investirà il quartiere.
Noi come Collettivo Sottotetto, essendoci resi conto di avere a che fare con gente che non sa e non vuole fare il proprio mestiere, abbiamo proposto una soluzione per le emergenze cui stiamo andando incontro: assegnare alle famiglie alcune delle 120 case sfitte ancora presenti in quartiere.Sono case vuote e non in fase di assegnamento, quindi non chiediamo di scavalcare nessuna graduatoria Acer. E comunque noi siamo disposti ad autorecuperarea a nostre spese e con il nostro lavoro anche quegli appartamenti che sono stati devastati dagli stessi tecnici dell’Acer per evitare possibili occupazioni. Di sicuro gli appartamenti con i bagni e le finestre devastati per ordine del Comune stesso non pensavano di assegnarli a nessuno. Non vogliamo sottrarre case a chi è in graduatoria, ma aprirne e aggiungerne altre, e puntare il dito sulle ipocrisie e le lacune dell’edilizia popolare reggiana.
Ma nemmeno quando arrivano proposte dall’esterno i nostri eroi sono in grado di prendersi un minimo di responsabilità o, quantomeno, di prendere posizione. Se non vogliono accettare la nostra proposta e andare avanti con lo sgombero manu militari, che avessero almeno la decenza e la chiarezza di esternare e difendere la posizione presa e che si facessero carico per una volta di una responsabilità che è loro e soltanto loro, che spiegassero perchè le case pubbliche a Reggio Emilia vengono abbandonate, devastate e infine vendute all’asta o abbattute e perchè negli anni che mancano prima dell’abbattimento non possono trovarvi riparo le famiglie sotto sfratto o sgombero.
E le famiglie senza casa non siamo solo noi, in questa città. Noi semplicemente abbiamo deciso di organizzarci per far fronte alla situazione in maniera comune e di riprenderci quello che ci hanno tolto, consapevoli del fatto che sono migliaia oggi le persone con lo stesso problema a Reggio Emilia. E’ per questo che le nostre rivendicazioni e le nostre denunce pubbliche non sono solo per noi ma sono per tutte e tutti, perchè le cose possano cambiare e le persone possano finalmente veder garantito e tutelato il diritto ad un abitare dignitoso.
Qualsiasi cosa succederà in via Compagnoni nelle prossime settimane, facciamo presente fin da ora che la totale e piena responsabilità sarà del sindaco Graziano Delrio, che da un bagnoasciuga qualsiasi ordina ai suoi scagnozzi di togliere le case a chi non ha alternativa senza nemmeno sporcarsi le mani, con la testa soto la sabbia di una qualche località turistica, per non dover affrontare l’imminente campagna elettorale con troppe macchie su quell’immagine stucchevole del bravo e buon padre di famiglia che a tutti i costi ha cercato di farci ingoiare.
LOTTA PER LA CASA A REGGIO EMILIA
SPORTELLO DEI DIRITTI
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