sottotetto

Lotta per la casa e l'abitare a Reggio Emilia

80 sfratti in una settimana a Reggio Emilia

sottotetto | 31 Gennaio, 2010 13:02

Tratto da TeleReggio 28 gennaio 2010:

Lo scorso 14 gennaio, in tribunale a Reggio, si è tenuta la prima udienza del 2010 per l'esame delle richieste di sfratto. Un appuntamento a cadenza settimanale in cui i proprietari di un'abitazione chiedono al giudice di intimare all'inquilino che non paga l'affitto di lasciare libero l'alloggio fissando un termine ultimativo. Quel giorno le richieste di sfratto per morosità sul tavolo del giudice erano ottanta. Un numero mai registrato in precedenza, praticamente raddoppiato rispetto alla media settimanale di tre-quattro anni fa. L'impennata è iniziata a fine 2009. È uno degli effetti della crisi economica e occupazionale. Il più devastante.

Sono sempre di più le famiglie reggiane che, a causa della perdita del lavoro o della cassa integrazione di uno dei componenti, non ce la fanno a pagare l'affitto mensile dell'abitazione. Quante? Solo in città si stima che nel 2010 i nuclei su cui incomberà lo sfratto esecutivo saranno tra 400 e 500. Basta un dato per avere un'idea della situazione attuale: nel 2008, erano stati 539 i provvedimenti di sfratto per morosità emessi nell'intera provincia di Reggio Emilia.

Un altro segnale di allarme arriva dal Comune capoluogo. Per fare fronte all'emergenza di famiglie che si ritrovano senza un tetto, l'amministrazione dispone dei cosiddetti 'alloggi ponte': una cinquantina di appartamenti di proprietà pubblica in cui, su richiesta dei servizi sociali, vengono sistemati i nuclei in difficoltà per un periodo massimo di 18 mesi. Non solo risultano tutti occupati, ma tra dicembre e oggi è stato necessario mettere in lista d'attesa 30 famiglie. Non era mai accaduto prima. Per tentare di far fronte nell'immediato al problema, il Comune ha deciso di realizzare 15 nuovi 'alloggi ponte'. Saranno disponibili entro un paio di mesi.

Bloccato sfratto a Cadè

sottotetto | 27 Gennaio, 2010 08:45

Questa mattina l'ufficiale giudiziario, dopo aver constatato oltre una ventina di attivisti e le famiglie decisi ad impedire lo sfratto, ha deciso di prorogarlo al 22 febbraio 2010. Le famiglie e gli attivisti dello sportello per il diritto alla casa hanno annunciato un nuovo appuntamento per impedire lo sfratto quando questo diventerà esecutivo.

Oggi, 26 gennaio, il Collettivo Sottotetto si ritrova a mobilitarsi per impedire l'ennesimo sfratto: si tratta di una famiglia composta da una coppia con tre figli piccolissimi, di cui uno disabile, e la nonna. La palazzina da cui oggi questa famiglia dovrebbe essere buttata fuori è di proprietà di un'unica persona che, oltre a questi, possiede decine di altri appartamenti.

Sempre in questa palazzina altre due famiglie stanno aspettando lo sfratto per morosità ed oggi hanno deciso di partecipare all'azione di blocco coscienti del fatto che ad un problema comune la risposta deve essere collettiva.

Nel mese di dicembre 2009 abbiamo letto le dichiarazioni dell'amministrazione comunale che, per bocca dell'assessore Matteo Sassi, annunciava il blocco degli sfratti per chi abita nelle case pubbliche e, in forza di un accordo con l'associazione dei piccoli proprietari, anche per chi abita in case di privati.

Allo sportello per il diritto alla casa di via Martiri della bettola nr.6 nell'ultimo mese sono passate diverse famiglie le cui procedure di sfratto non sono state bloccate, evidenziando così la grossa distanza che corre fra le operazioni pubblicitarie dell'amministrazione e la realtà di chi ogni giorno si trova a dover fare i conti con crisi e disoccupazione.

Abbiamo così scoperto che per sospendere lo sfratto da una casa privata serve l'accordo e l'iniziativa del proprietario il quale deve segnalare la situazione al giudice competente ed in seguito fare richiesta al comune per ottenere un rimborso che non supera i 1500 euro annui.

Ci chiediamo quanti proprietari di appartamenti siano disposti a spendersi per il blocco di uno sfratto barattando un canone medio di 6000 euro annui con un rimborso del comune di un massimo di 1500 euro. I dati raccolti finora dal nostro sportello ci dicono che la risposta è sconfortante.

Tra i tanti primati sbandierati da questa amministrazione ci sentiamo in dovere di riportarne qualcuno: nel primo mese del 2010 Reggio è la prima città in Italia  per numero di sfratti in rapporto al numero degli abitanti (fonte : TG3 ) ed è anche la città dove negli ultimi 10 anni   si è costruito il triplo rispetto a Bologna, lasciandoci in eredità 8000 case vuote e tanti metri quadrati di verde in meno.

Ora è normale che ci si senta presi in giro: in una città in cui si è investito su un'espansione edilizia inutile e selvaggia ci si ritrova con una parte ingente della popolazione che sta perdendo l' accesso al bene casa e che si ritroverà di conseguenza a perdere, insieme all'abitazione e alla residenza , anche i diritti di cittadinanza (accesso ai servizi sociali, medico di famiglia, rinnovo del permesso di soggiorno se cittadini migranti...)

Quello che chiediamo è che prefetto e sindaco smettano di usare i poteri loro conferiti per emettere ordinanze assurde come il divieto di manifestare o di fare l'elemosina e che comincino ad usarli per le cose che veramente servono in questo momento: bloccare REALMENTE gli sfratti, requisire le migliaia di case sfitte (chiaramente solo quelle dei multiproprietari) presenti in città ed usarle per far fronte all'emergenza abitativa.

Leggi gli articoli usciti sul blocco sui girnali locali:

26 gen 2010 blocco sfratti.pdf

26 gen 2010 blocco sfratt informazionei.pdf

MANIFESTAZIONE PROVINCIALE CONTRO IL PACCHETTO SICUREZZA SABATO 19 DICEMBRE

sottotetto | 20 Dicembre, 2009 13:44

  

Controlli e intimidazioni alle famiglie autoassegnatari della casa cantoniera di Villa Cadè

sottotetto | 17 Novembre, 2009 01:38

La casa cantoniera di villa Cadè è stata occupata nel maggio del 2005 in maniera pubblica perchè alcune famiglie senza casa potessero viverci.  Prima di allora la casa era in stato di totale abbandono ormai da diversi anni ed è stata rimessa a posto proprio dai nuovi abitanti. Oggi, a distanza di più di quattro anni, vivono in quella casa due famiglie di cui una composta da una giovane madre con tre figli piccoli. Sempre oggi (ieri, ndr) sei agenti della polizia di stato si sono presentati alla casa, hanno aperto la porta di ingresso con la forza e, dopo aver intimidito gli abitanti, hanno portato in questura una persona e "sequestrato" i documenti di tutti gli abitanti.

All'arrivo degli attivisti del collettivo sottotetto gli agenti hanno più volte cambiato versione in merito alle motivazioni della loro presenza e dell'azione che stavano compiendo: prima hanno dichiarato di essere stati mandati ad eseguire lo sgombero dai nuovi proprietari della casa che hanno detto essere il corpo della polizia forestale, cosa poi rivelatasi falsa; in un secondo momento hanno dichiarato di essere intervenuti a causa di un presunto furto di corrente elettrica, altra cosa totalmente falsa. Come ultima spiegazione gli agenti hanno parlato di un semplice "controllo" su segnalazione di ignoti riguardo alla presenza di "clandestini" che non hanno comunque trovato.

Il clima di odio e di caccia alle streghe che si è creato anche nella nostra città è molto preoccupante: si chiudono locali pubblici, si blindano quartieri con operazioni militari e si sfondano porte di case per semplici segnalazioni riguardanti, ricordiamocelo, la semplice presenza di esseri umani. La sola supposizione della  presenza del "clandestino" basta  per provocare e giustificare operazioni di polizia e leggi d'emergenza che immediatamente, con l'aiuto di campagne mediatiche studiate appositamente, diventano spot pubblicitari su efficenza e sicurezza ad uso dei politici di turno e scuse per il varo di leggi vergognose come il recente pacchetto sicurrezza contro il quale manifesteremo, insieme a tanti altri, il 19 dicembre a Reggio Emilia.

Da questa storia nasce un'amara considerazione: qui tutti si adoperano per farsi difensori di non si sa quale sicurezza sgomberando, arrestando e deportando esseri umani ma nessuno pare preoccuparsi di garantire la SICUREZZA di avere una casa dove abitare e la possibilità di vivere in questa città nel rispetto dei diritti fondamentali. Le persone che stanno abitando la casa cantoniera di Cadè ne sono una dimostrazione: in quattro anni nessuno si è speso per risolvere la loro situazione di emergenza abitativa così come quella di tante altre famiglie che si trovano nella stessa situazione mentre gli interventi delle forze dell'ordine non si fanno mai aspettare.

I problemi sociali, constatiamo nuovamente, continuano ad essere affrontati come questioni di ordine pubblico, l'essere poveri è una colpa grave ed un vialibera per soprusi di ogni genere. Ci chiediamo se ora che la crisi avanza e la disoccupazione inizia a dilagare queste siano le uniche "azioni concrete" che ci possiamo aspettare e ci chiediamo se il nostro futuro sarà fatto di sfratti, pignoramenti,sgomberi e migliaia di case vuote ad uso unicamente speculativo. Ci chiediamo se quello che ci aspetta sarà un futuro di baraccopoli e se poi non ci lasceranno neanche quelle perchè turbative del pubblico decoro.

Non siamo disposti ad accettare il futuro nero che altri hanno programmato per noi e crediamo che le azioni concrete che seriamente possano risolvere i problemi legati all'emergenza abitativa non prevedano l'uso delle forze di polizia ma la messa in campo di risorse sociali e, per una volta, di provvedimenti seri a scapito di rendite e speculazioni come il blocco immediato di tutti gli sfratti, la requisizione delle case sfitte dei grossi prorietari immobiliari e la garanzia di un reddito per tutti coloro che hanno perso e perderanno il lavoro.

 

31 ottobre 2009: Insieme in piazza contro un futuro di baraccopoli

sottotetto | 31 Ottobre, 2009 19:57

OGGI LA CASA NON E’ UN DIRITTO MA UN’EMERGENZA

Sempre piu’ persone sono senza lavoro e quelli che ce l’hanno hanno spesso contratti precari e/o stipendi che non permettono di campare. I redditi e le garanzie sul lavoro diminuiscono di giorno in giorno mentre il costo di affitti e mutui e le spese per il mantenimento di un alloggio continuano ad aumentare . Per molti cittadini sta diventando impossibile mantenere una casa e saranno sempre di piu’ coloro che si ritroveranno senza un tetto sulla testa.

COME SIAMO ARRIVATI A QUESTA SITUAZIONE? DI CHI E’ LA RESPONSABILITA’?

La responsabilità è di chi ha reso, tramite le vergognose leggi sul lavoro, le nostre vite sempre piu’ precarie. La responsabilità è di chi ha totalmente liberalizzato il mercato degli affitti ottenendo un aumento spropositato dei costi per le famiglie e le ha praticamente obbligate ad accendere mutui che ora non riescono piu’ a pagare. La responsabilità è di chi ha venduto le case pubbliche per poi privatizzare le politiche abitative (housing sociale) La responsabilità è di chi ha sfruttato per anni la manodopera a basso costo di chi , in questa città, è arrivato per costruire le migliaia di case previste dai piani regolatori fatti appositamente per favorire gli speculatori , case che ora sono vuote e vuote rimarranno perché nessuno se le può permettere. La responsabilità è di chi , una volta esaurita la necessità di quella manodopera, sta facendo di tutto per disfarsi della presenza scomoda di persone che hanno costruito non solo le case ma anche la propria vita qui. La responsabilità è di chi per anni ha ignorato gli appelli e le denunce pubbliche sull’emergenza abitativa, di chi ha fatto finta di niente e ha negato l’enorme problema sociale legato alla casa mentendo consapevolmente per difendere la propria immagine e lasciando i cittadini indifesi.

A CHE PUNTO SIAMO? DOVE SI ARRIVERA’ DI QUESTO PASSO?

Oggi siamo al punto in cui è quasi impossibile avere un reddito fisso ma senza un reddito fisso è impossibile accedere ai servizi pubblici per l’alloggio: per potersi iscrivere alle graduatorie per le case ERP (edilizia residenziale pubblica) occorre un reddito dimostrabile di almeno 8000 Euro l’anno ed è la soluzione a piu’ bassa soglia di accesso . Per chi ha perso il lavoro, per chi non ha reddito o ce l’ha “a singhiozzo” , le risposte non esistono. I servizi sociali non hanno risorse e chi si viene a trovare in situazione di povertà rimane senza casa. Insieme alla casa si arriva a perdere anche la residenza e con la residenza si perdono i diritti di cittadinanza compresa la possibilità di rivolgersi ai servizi sociali . Una volta persa la casa e la residenza si è ufficialmente “espulsi” dallo status di cittadini , si diventa fantasmi senza diritti. Per chi poi ha la vita appesa ad un permesso di soggiorno le conseguenze diventano ancora piu’ disastrose.

SE SI PROCEDE DI QUESTO PASSO SI ARRIVERA’ ALLE BARACCOPOLI ABITATE DA INVISIBILI.

NOI NON CI VOGLIAMO ARRIVARE.

Le dichiarazioni uscite negli ultimi tempi sui giornali, dalla decisione sulla sospensione degli sfratti per le case pubbliche (che riguarderà una minima parte di chi si trova in emergenza abitativa) al vergognoso scaricabarile di ACER che dopo anni di alienazione del patrimonio abitativo ora riversa la responsabilità su chi ha comprato le case (se le case pubbliche sono state comprate è perché qualcuno le ha messe in vendita…), dimostrano come da un lato non ci sia piu’ la possibilità di far finta di niente sul problema casa e dall’altro lato come le amministrazioni continuino mettere “pezze” senza affrontare la questione nella sua reale complessità. Il fatto che i nostri amministratori non siano molto lucidi lo vediamo dimostrato anche da uscite come quella del contratto a punti per le case ERP.

CHI SIAMO E COSA VOGLIAMO

Le persone che oggi sono scese in piazza fanno parte di quella fascia di popolazione che è esclusa dalle politiche abitative e che , incontratasi tramite lo sportello per il diritto alla casa del collettivo sottotetto, ha deciso di iniziare una battaglia comune.

Quello che chiediamo è:

1 . IL BLOCCO GENERALIZZATO DEGLI SFRATTI

2. L’ISTITUZIONE DI UNA “VIA DEL COMUNE” DOVE CHI HA PERSO L’ALLOGGIO POSSA MANTENERE LA   RESIDENZA

3. L’ATTUAZIONE DI POLITICHE ABITATIVE A BASSA SOGLIA DI ACCESSO RIVOLTE A CHI NON HA REDDITO O HA UN REDDITO MOLTO BASSO

4.LA REQUISIZIONE DEGLI ALLOGGI PRIVATI SFITTI APPARTENENTI AI GROSSI PROPRIETARI IMMOBILIARI

5.LO STOP DEFINITIVO ALLA VENDITA DEL PATRIMONIO ABITATIVO PUBBLICO PERCHE’ ALMENO QUEL POCO CHE E’ RIMASTO VENGA MANTENUTO






 

Vedi l'articolo e ascolta le interviste raccolte durante il presidio su Globalproject.

 


Dopo lo sfratto la famiglia di Adel e Moufida assieme al collettivo entrano nell'ufficio del sindaco e consegnano questo comunicato

sottotetto | 27 Luglio, 2009 00:06

Blocco sfratti Cadelbosco luglio 2009

 

Ieri pomeriggio, 17/07/2009 alle ore 15.30, è stata sfrattata su mandato di ACER e del comune di Cadelbosco di Sopra, la famiglia residente al numero 4 di piazza Caduti per la Libertà.

Adel è un artigiano, lavora in Emilia come carpentiere dal 1989, la moglie invece è un'infermiera, ora invalida a causa di una brutta malattia che la tiene a casa.
Lui ha costruito il nostro territorio e le case dove ora possiamo vivere, lei ha per anni accudito gli anziani e gli infermi all'interno di strutture sanitarie.

Ma è pericoloso essere artigiani o malati in tempi di crisi, ad esempio può succcedere di essere considerati "non più utili" , e quando non si è più utili può succedere che diritti come l'avere un tetto sulla testa diventino secondari, addirittura scomodi, specialmente per quelli che la crisi, tanto, la fanno pagare agli altri.

Il confermato sindaco di Cadelbosco è responsabile di avere sbattuto in mezzo alla strada due cittadini tra cui una donna in gravi condizioni di salute, ma non c'è da preoccuparsi perchè tutto questo avviene nella perfetta LEGALITA'.
Sì, perchè è legale togliere una casa a chi ne è bisognoso, è legale ignorare un certificato medico che raccomanda di non sottoporre un invalido al 60% a forti stress, ed è perfettamente normale che le case popolari non servano a alloggiare chi è senza un tetto...oppure no?

Rivendichiamo QUI e SUBITO il diritto a una casa per Adel e sua moglie.

Dalla risposta del sindaco si nota che sempre piu' i diritti fondamentali sono un prodotto di elite riservato a chi ha un reddito sufficente per poterseli permettere.

Chiediamo il blocco immediato degli sfratti in case pubbliche fino al rientro della crisi economica.

Denunciamo ACER e giunta comunale per la loro legalita' violenta che manda una donna malata per la strada. Ed esprimiamo una preoccupazione angosciosa: essendo questo il trattamento che ci si deve aspettare dalle amministrazioni, cosa succederà quando i 16000 lavoratori cassaintegrati di Reggio e provincia si troveranno senza lavoro e senza reddito? Troveranno anche loro un ufficiale giudiziario così zelante da sbatterli per strada?


Sportello per il diritto alla casa.                                                                  18/07/2009

 

Presentazione dell' autorecupero nella casa Cantoniera, via martiri della Bettola 6

sottotetto | 22 Giugno, 2009 16:34

 

 

2 giugno 2009 Nuovo spazio liberato

sottotetto | 06 Giugno, 2009 09:56

 

Lo scorso 1 Maggio avevamo occupato una ex casa cantoniera lungo i viali, ma ci siamo dovuti arrendere davanti all’avanzato stato di abbandono, nel quale lo stabile versa da oltre 25 anni.

Questa mattina il Collettivo Sottotetto ha occupato un'altra casa cantoniera abbandonata in via martiri della Bettola, di proprietà della provincia di Reggio Emilia.

Abbiamo deciso di occuparci di questo stabile prima che subisca la stessa sorte dell’ ex cantoniera in circonvallazione, e per richiamare la pubblica attenzione sull’ immenso patrimonio abitativo destinato alla speculazione edilizia invece che a dare risposta all'emergenza abitativa sempre più diffusa in questi tempi di crisi.

Sono mesi che, complice la campagna elettorale, i professionisti della politica si riempiono la bocca di presunte "misure anticrisi", mentre in realtà i veri beneficiari di tali misure sono banche e grandi imprese, che per anni hanno incassato i proventi di mutui insostenibili e del lavoro precario/lavoro nero, lasciando solo poche briciole a chi la crisi la paga davvero.
Mentre già si parla di nuovi finanziamenti all’edilizia speculativa, attraverso il "piano casa",nessuno dice che ci sono già migliaia di case sfitte nella nostra città, che è stata definita dalla Direzione Investigativa Antimafia come il portafoglio dei clan delle criminalità organizzate.

Chiediamo al futuro sindaco e alla sua giunta di bloccare tutti gli sfratti dalle case pubbliche, come in suo potere, fino al retrocedere della crisi economica.
Chiediamo ai futuri amministratori della provincia, seguendo l’esempio della vicina provincia di Parma, un comodato d’uso per questa casa cantoniera, con utenze a carico del Collettivo Sottotetto, che lo utilizzerà come sportello per il diritto alla casa e come risorsa abitativa per chi ne avrà bisogno, invece che svenderla all’asta come ex patrimonio pubblico.

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1 Maggio di lotta

sottotetto | 04 Maggio, 2009 09:37

1 maggio occupata la casa cantoniera in Viale dei Mille! 
 
Oggi il collettivo sottotetto – sportello per il diritto alla casa - restituisce all’uso comune uno dei tanti stabili che a Reggio Emilia vengono lasciati a marcire, vuoti, abbandonati.

In un momento come quello attuale, con una crisi che avanza macinando esistenze, la questione della casa è uno dei primi problemi a cui i cittadini si trovano a dover far fronte: affitti e mutui impossibili da pagare per chi è disoccupato, cassaintegrato, precario, stanno trasformando l’abitazione in un bene di lusso. A fronte di questa situazione è un affronto ed un’offesa lasciare case vuote, in balìa del tempo che le renderà totalmente inagibili trasformandole in tristi monumenti alla speculazione.

La scommessa su questo spazio è quella di trasformarlo da luogo di abbandono e degrado a punto di incontro, discussione e riferimento per tutti coloro che vivono sulla propria pelle l’emergenza abitativa e per tutte le cittadine e tutti i cittadini che hanno intenzione di rispedire al mittente il conto salato di questa crisi, perchè sanno di aver già pagato abbastanza.

Ai proprietari dello stabile, l’ANAS, chiediamo di aprire una trattativa perchè questo spazio ci venga lasciato per permettere un’azione di autorecupero, dando così un segnale di impegno concreto di risposta alla crisi e all’emergenza abitativa che produce.

Invitiamo perciò tutte e tutti a partecipare ad un progetto di autorecupero collettivo che restituisca dignità abitativa e sociale a a questo nuovo spazio liberato, proprio nel cuore della città.

La casa è un diritto e i diritti non spettano solo a chi se li può permettere ma a tutte e tutti per il solo fatto di esistere e respirare su questa terra.
 
 
 

 
 

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Ascolta l'intervento audio di Federica 
 

La crisi è di casa

sottotetto | 20 Marzo, 2009 14:51

Vedi il video " la crisi è di casa " da Repubblica tv, sulle occupazioni

dei Blocchi precari metropolitani di Roma

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lunedi 16 marzo

sottotetto | 16 Marzo, 2009 22:28

Non dimentichiamo, Non abbiamo perdonato

Blitz del Collettivo sottotetto nel consiglio comunale

Lunedì 2 Marzo alle 07.00 della mattina un messo comunale bussa con arroganza a una porta del civico 27 di via Compagnoni, consegnando a Mariem l’ingiunzione di lasciare l’appartamento entro 15 giorni. L’appartamento è occupato ma la famiglia paga di sua spontanea volontà ogni mese ad ACER un affitto minimo. Mariem è una reggiana-tunisina da ormai 18 anni, è sposata con un vetraio con cui un anno e mezzo fa ha avuto una bambina. Quello di Mariem è uno dei 5 nuclei che vennero sgomberati il 13 agosto 2008 in via Compagnoni, 5 famiglie, di cui 3 con bambini molto piccoli, sbattute fuori da 145 agenti tra vigili, carabinieri e Celere.Allora la bambina aveva 7 mesi.

Nel mese di Febbraio in via Compagnoni sono stati demoliti “preventivamente” dalla ditta al soldo del Comune tutti gli interni degli appartamenti non abitati (stando al piano comunale la demolizione avverrà nel 2011), sottoponendo i residenti a due settimane di martellate e mobili buttati dalle finestre, e devastando irrimediabilmente un patrimonio pubblico più necessario che mai in questi mesi di crisi.

Non permetteremo che Mariem e la sua famiglia vengano buttati in strada, ma soprattutto non perdoneremo chi ha sfrattato donne e bambini semplicemente per devastare tutto e riempirsi le tasche. Così come non abbiamo perdonato tutti quei partiti che dopo lo sgombero si sono riempiti la bocca di parole di indignazione per raccogliere consensi e poi sono spariti, infischiandosene delle famiglie e della distruzione di un bene pubblico di cui ci sarà sempre maggiore bisogno.

Saranno le persone "comuni" a pagare cara questa svendita, così come stanno già pagando, da sole, questa crisi e l’intoccabilità delle tasche delle banche e dei politici.

Di tutti questi partiti denunciamo la falsità e l’ingordigia senza scrupoli, e andiamo oggi a cercarli per dire a tutti loro, giunta e opposizione, nessuno escluso, che non abboccheremo alle vostre campagne elettorali, perchè

AVETE LA FACCIA COME IL CULO!

 

 

Lo sfratto non è piu’ l’unica soluzione

sottotetto | 02 Marzo, 2009 17:43

La magia dell’ultimo giorno

Lo sfratto della famiglia di Adriana non si fa piu’. Andranno in un cosiddetto alloggio ponte, una casa per tutta la famiglia, con un contratto temporaneo di sei mesi. L’avventura pubblica di questa famiglia è cominciata il 5 novembre 2008 , data del primo presidio antisfratto, grazie al quale, insieme alle famiglie e ai precari del collettivo sottotetto, era stata impedita l’esecuzione di sfratto dalla casa di via Zambonini 1. Allora pareva che non vi fossero soluzioni , se non, in un secondo momento, la proposta inaccettabile di una struttura per l’accoglienza solo per Adriana e il figlio dodicenne. Questa proposta è stata l’unica fino al 12 gennaio mentre la definitiva esecuzione di sfratto con l’intervento della forza pubblica era fissata per il giorno successivo.

Eseguire lo sfratto oggi non sarebbe stato semplice: la famiglia di Adriana si sarebbe rifiutata di uscire, come gia’ aveva pubblicamente annunciato, e insieme a loro decine di persone erano disposte a interporre i propri corpi per evitare che questo nucleo finisse per la strada e per l’ennesima volta venisse calpestato il diritto alla casa in questa citta’.

Quando il 5 novembre 2008 abbiamo effetuato il primo blocco ci è stato detto che: a) - Non serviva a nulla. b) - Che non era con gesti illegali che si poteva difendere il diritto di qualcuno ad avere una casa. Siamo felici di averli smentiti perchè: a) - Da una situazione disperata senza vie di uscita si è passati a trovare una soluzione. b) - Se avessimo obbedito alla legge che ci imponeva di lasciare quella casa ora Adriana, Mario e Karim sarebbero in strada.

Siamo coscienti che come Adriana migliaia di persone si vivono i costi della crisi economica, ci rammarica che per avere un tetto sulla testa sia necessario essere in forte difficoltà, preferibilmente in stagione pre-elettorale. Ci chiediamo come faranno tutte le altre persone nei prossimi tempi.

 

 

 

 

 

VERSO IL 13 GENNAIO - BASTA SFRATTI

sottotetto | 05 Gennaio, 2009 16:53

 

Il 13 gennaio 2009 è la data in cui è stata fissata l'esecuzione dello sfratto per la famiglia di Adriana. Dopo il blocco riuscito del 5 novembre 2008 , l'ufficiale giudiziario ha richiesto per il 13 l'intervento della forza pubblica.

Sabato 20 dicembre 2008 il collettivo sottotetto, insieme alle persone che hanno attraversato lo sportello per il diritto alla casa,ha organizzato un presidio sotto l'albero di natale di piazza Prampolini per denunciare l'aggravarsi dell'emergenza abitativa  e , contemporaneamante, il totale disinteresse da parte delle istituzioni "pubbliche" che, invece di cercare soluzioni diventano parte del problema, eseguendo sggomberi e sfratti e continuando a vendere, abbattere o lasciare abbandonate centinaia di case pubbliche.

Il 13 gennaio saremo a casa di Adriana, in via Zambonini 1,  e  da lì non usciremo perchè quella casa non è del signor Del Rio, non è dell’acer, non è dell’assessore alla casa, non è del partito democratico e non è della polizia.: quella casa è della collettività, è un bene comune e come tale deve rimanere a servizio di chi nella comunità ne ha bisogno!

 

 

 Leggi il comunicato.

Lettera al primo cittadino di Reggio Emilia, Sindaco Graziano Delrio

sottotetto | 17 Novembre, 2008 14:47

Caro Graziano,
 
non sappiamo se ti ricordi di noi ma crediamo di sì.
Siamo quelli che hai sgomberato in grande stile in agosto per potere avere un cumulo di macerie dove prima c'erano case, e con tre anni di anticipo.Siamo quelli che hai sgomberato venerdi 14 novembre in via Fenulli per potere vendere una casa pubblica all'asta, siamo quella famiglia che non sei riuscito a sfrattare in via Zambonini. Siamo quelle famiglie che vengono sfrattate ogni giorno, a ritmo di catena di montaggio, nella "ricca" Reggio.
Da qualche anno ormai ti stiamo ponendo una serie di domande critiche sulle politiche che riguardano l'abitazione nel senso sociale .
 
Ti stiamo chiedendo perchè la Reggio Emilia dei primati stà sostituendo l'edilizia pubblica con housing sociale, che è denaro pubblico regalato ai privati a fondo perduto.
Quello che ti stiamo chiedendo è come giustifichi le tante case publiche vendute, in vendita o abbattute; come giustifichi la costruzione di 14000 nuovi appartamenti privati in così poco tempo e dall'altra parte un forte aumento delle persone che non riescono ad accedere ad un diritto primario come la casa. Come giustifichi di non aver mai risposto fino ad ora nè a noi nè a tutti quelli che, anche in modo non pubblico, ogni giorno ti fanno le stesse domande quando bussano alla porta dei servizi sociali o a quella del tuo ufficio.
 
Forse sono domande troppo imbarazzanti? Forse chi non riesce piu' ad avere una casa non fà parte dell'allestimento della vetrina Reggio Emilia? E' per questi motivi che non rispondi pubblicamente ma solo tramite l'intervento violento della forza militare? Perchè tu lo sai, vero, caro Grazziano, che sbattere persone in strada o dividere famiglie è una forma di violenza a tutti gli effetti?
 
Vorremmo comunque comunicarti che anche sè cerchi di tapparci la bocca, noi di bocche per parlare nè abbiamo tante.E le persone con il problema della casa stanno diventando troppe e fra poco sotto il tuo tappeto non ci staranno piu'.

Collettivo sottotetto

Sgomberata casa in via Fenulli

sottotetto | 17 Novembre, 2008 14:33

Venerdi14 novembre è stata  sgomberato un appartamento autoassegnato da giovani precari ed universitari del collettivo sottotetto.

Lo sgombero è avvenuto in sordina alla mattina alle 8 per mezzo di 10 vigili urbani ed operai di ENIA, è curioso come la giunta si schieri contro la riforma Gemmini e poi approfitti del giorno dello sciopero generale a Roma per lasciare universitari e precari in strada.

 

Leggi il comunicato 

 
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