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SU POLLICINO GNUS- GENNAIO 2008

sottotetto | 03 Gennaio, 2008 18:07

 
SICUREZZA DEI DIRITTI E VIOLENZE NEOLIBERISTE

 

L'OCCHIO DELLA DONNA

Breve intervista ad un'occupante di casa

 
 


Da quanto tempo vivi in una casa occupata?

Da quasi due anni

Ti preoccupa vivere in una situazione di illegalità?

Mi preoccupa molto pensare che sia illegale entrare in una casa abbandonata da anni e renderla abitabile , come mi preoccupa che sia legale, sia per l'istituzione pubblica che per i privati, lasciare migliaia di case sfitte soprattutto con l'emergenza abitativa che stiamo vivendo

Andiamo al tema centrale dell'intervista: la violenza sulle donne...

Già...tema straordinariamente attuale. Io sono rimasta piuttosto sconcertata dall' anomala ascesa alla ribalta mediatica di questo argomento.

Il sentimento immediatamente seguente è stata una grande “incazzatura” per la maniera in cui lo si sta trattando e per i vergognosi fini di questa campagna.

Potresti spiegarti meglio?

Sì. Io credo che si stia pompando una campagna mediatica incentrata sulla difesa del corpo femminile al solo scopo di creare il solito clima di panico, da usare poi come giustificazione per assurde leggi xenofobe (vedi decreto sicurezza)

Si sbattono in prima pagina i “mostri” stranieri per poi non dire che la maggior parte delle violenze si consumano fra le mura domestiche delle oneste famiglie nostrane. Ci si preoccupa del mondo femminile solo quando fa comodo per altri scopi, nessuno parla della sicurezza delle donne in termini di diritti e reale autonomia, nessuno parla delle violenze che le donne subiscono dal sistema neoliberista.

Cosa intendi per sistema neoliberista?

Intendo l'organizzazione della nostra società, che poi nostra di chi...io non la sento tanto mia. Intendo le motivazioni economiche che hanno portato la precarietà nelle nostre vite. Ma gli interessi economici, da soli, non avrebbero così tanto potere di azione...occorre una classe politica che ne faccia la sua priorità.

Mi sembra di capire che sei molto critica verso la classe politica...credi che quella reggiana sia differente?

Se è vero che si deve sempre partire da casa propria ti dirò che la critica è soprattutto rivolta all'amministrazione locale e a quell'insieme di interessi “diffusi “ che veicolano le scelte in questa città.

Per esempio, per rimanere in tema, ho seguito tutte le dichiarazioni, i comunicati e le iniziative locali contro la violenza sulle donne, soprattutto dopo la tragedia del tribunale..e mi è venuto da ridere, vista la mia, anzi la nostra, esperienza:

siamo lieti che chi governa esprima decisa condanna alla violenza sulle donne ma vorremmo che alle parole seguissero fatti seri e, purtroppo, crediamo che ci troveremo in forte disaccordo su quali siano questi fatti.

Come al solito sentiremo parlare di sicurezza sempre nella sua accezione poliziesca , sentiremo invocare pene più severe etc..etc...

Ma tutto ciò non servirà a nulla, non risolverà il problema.

La prima sicurezza di cui le donne hanno bisogno è quella di poter avere modo di essere autonome e di poter, soprattutto quando in pericolo ma non solo, abbandonare il tetto sotto cui si consumano le violenze con la certezza di aver modo di proseguire sole o con i propri figli.

Quante donne una volta divenute “sole” perchè decidono di separarsi dal proprio compagno finiscono a fare la spola fra servizi sociali ed enti in generale, perchè le case a prezzo popolare non ci sono, il lavoro per le donne con figli piccoli neppure ? Quanto devono elemosinare per vedere, nel migliore dei casi, solo qualche briciola dei propri diritti?

Voi, come collettivo sottotetto avete anche uno sportello per il diritto alla casa, vero?

Sì, in una casa occupata che ha funzione di sportello oltre che di abitazione.

Lo sportello per il diritto alla casa del collettivo sottotetto è stato attraversato, in un anno di lavoro, soprattutto da donne, con figli piccoli o comunque minori, tutte con lo stesso problema: non riuscire ad andare avanti senza un uomo, non riuscire a permettersi una casa, a trovare un lavoro compatibile con il loro essere madri, non riuscire ad uscire da quella precarietà che spesso impedisce di prendere la decisione di andarsene, anche quando andarsene può voler dire salvarsi la vita.

Quello che chiediamo a chi a gran voce si schiera contro la violenza sulle donne è di smettere di essere complice di questa violenza con le proprie politiche scellerate e di cominciare ad invertire la rotta , verso la costruzione di un sistema società che possa far fronte alle esigenze di donne e madri, che permetta loro di liberarsi e di poter essere autonome senza dover elemosinare diritti che non otterranno mai.

Come si accede al vostro sportello?

Basta telefonare a questi due numeri: 347/2480760 347/8400532

poi viene dato un appuntamento in via Compagnoni 37 .

Quello che tengo a specificare è che il nostro non è uno sportello di assistenza tramite il quale si trovano soluzioni ai problemi individuali ma è un mezzo di incontro fra persone che vivono lo stesso problema e intendono risolverlo in maniera autonoma e collettiva.

Collettivamente si analizzano anche l'emergenza abitativa diffusa e le politiche sulla casa, sempre ben inserite nel contesto attuale di precarietà “selvaggia”.

Quello che voglio dire è che chi si unisce a noi entra a far parte di un gruppo orizzontale di discussione, elaborazione e attività politica dal basso, non esistono assistenti e assistiti.

Un'ultima domanda: come mai avete scelto come base per la vostra attività lo storico quartiere Compagnoni?

Prima di tutto perchè ci sono tantissime case vuote e abbandonate: erano 105, ora ne rimangono 98 perchè 7 sono occupate.

E poi perchè ciò che sta accadendo in quel quartiere è un ottimo esempio della tendenza delle politiche abitative: abbattimenti di case pubbliche, ricostruzione della maggior parte private, delega ai privati della politica abitativa “sociale”.

Analizzando il progetto Compagnoni si potrebbe quasi pensare che l'amministrazione locale, prendendo alla lettera le statistiche che mettono al primo posto le violenze dentro le mura domestiche, abbia pensato di eliminare il problema eliminando le mura domestiche...

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