occupiamoci (del)le case
sottotetto | 08 Ottobre, 2007 21:10
Leggi l’articolo dell’Informazione
LA RISPOSTA DEL COLLETTIVO (chiaramente ignorata dagli organi di stampa)
Visti gli articoli usciti su "Il Carlino reggio" e "l’informazione" in data 20 settembre 2007, che si occupavano del collettivo sottotetto e delle case autoassegnate di Via Compagnoni, ci vediamo costretti a rispondere pubblicamente al consigliere comunale Marco Eboli e all’assessore Carla Colzi.
Innanzitutto constatiamo con dispiacere la presenza di enormi imprecisioni nelle dichiarazioni dei due soggetti istituzionali, chiaro segno di una superficialità che non dovrebbe mai essere caratteristica di chi amministra e governa:
1- I numeri civici degli stabili in cui è presente il collettivo sono 35, 37 e 39 , non quindi il 27 come affermano i due illustri signori, e fanno parte del terzo stralcio che verrà abbattuto e non quindi ristrutturato nè tantomeno soggetto a riassegnazioni (a meno che non si stia pensando di assegnare macerie). Gli stabili in questione fanno parte di quei 195 alloggi pubblici che verranno abbattuti per ricostruirne solo 80 ancora pubblici più 88 privati.
2-Chiediamo all’assessore Colzi come ha intenzione di utilizzare questi appartamenti per "smistare" (vedi articolo del carlino) i residenti in attesa dei nuovi alloggi quando gli alloggi in questione, vuoti da 10-15-20 anni, sono in evidente stato di degrado dato dall’abbandono e dal disinteresse e quando Comune e acer si sono addirittura resi responsabili della distruzione dei sanitari degli appartamenti vuoti da meno tempo pur di renderli inagibili , appartamenti per logica più consoni ad ospitare gli eventuali "smistati" (vedi stampa locale del 25 luglio2007).
3- Per quanto riguarda le utenze vengono regolarnmente pagate dai membri del collettivo che si sono intestati regolare contratto, insieme ad un affitto simbolico di 30 euro mensili corrisposto ad acer, calcolato sul minimo legale pari a 28 euro.
4-Le famiglie autoassegnatarie sono 7, di cui due composte da una sola persona , due composte da donne separate con figli e tre da coppie di fatto,tutte con lavori , redditi e quindi vita precaria. Ci dispiace che la signora Colzi, amministratrice ed esponente di un partito di sinistra, consideri le famiglie non canoniche come "dei ragazzi che si ritrovano a bere due birre in attesa che l’appartamento venga demolito".
5-Ci chiediamo se il problema "casa" a Reggio Emilia siamo noi che, mutuando i termini della denuncia della famiglia Rossi, abbiamo autoriqualificato appartamenti vuoti e abbandonati, o se il problema non sia chi fa cassa a spese del patrimonio pubblico, chi specula, chi non costruisce da anni un metro quadro di edilizia pubblica in più dell’esistente(vedi intervento di Matteo Sassi,prc, sul Carlino Reggio la scorsa settimana).
6-Ci chiediamo anche come mai le interpellanze su Via Compagnoni non siano state fatte sulle 105 case vuote da anni,argomento su cui si dovrebbe rendere conto agli 850 nuclei familiari in attesa di casa popolare,invece di scaricare le responsabilità dell’amministrazione su un collettivo che si occupa, anche tramite uno sportello pubblico, di difesa e riappropriazione del diritto alla casa per tutti.
Invitiamo tutta la popolazione della città a venire nel quartiere Compagnoni a rendersi conto con i propri occhi di quale sia la gestione pubblica del bene comune, a verificare lo stato di abbandono e la presenza delle tantissime case sfitte.
sottotetto | 17 Settembre, 2007 20:21
Si è conclusa la prima, e speriamo non unica, esperienza del progetto HABITAT.
Ringraziamo tutti gli artisti e tutti quelli che, partecipando, hanno reso possibile la buona riuscita del progetto.
sottotetto | 11 Settembre, 2007 14:50
PROGETTO HABITAT
Habitat è un'esperienza di attivismo culturale, in cui artisti di diverse nazionalità si incontrano con il collettivo sottotetto e insieme, partendo dalle case occupate di via Compagnoni, propongono alla città un percorso di riappropriazione dal basso di spazi e beni comuni: diritto alla casa e diritto alla cultura come parti essenziali di un abitare dignitoso.
Habitat inizia con l'occupazione di una delle tante case sfitte e abbandonate di via Compagnoni, con i lavori di ristrutturazione autonoma di quello spazio che ritornerà ad essere abitazione, e continua con la produzione di opere strettamente legate alla quotidianità e alla storia di questo luogo, simbolo oggi di una città che sta cambiando in un'ottica speculativa senza precedenti.
Partiamo proprio da quei luoghi deliberatamente abbandonati, lasciati a loro stessi sia per quanto riguarda la manutenzione degli edifici sia per quanto riguarda quegli stimoli vitali che si dovrebbero incontrare quando dagli edifici si esce, partiamo dalle crepe della "città perfetta", dalla polvere sotto il tappeto di chi usando termini come "riqualificazione" nasconde l'intento di sacrificare un bene comune come l'edilizia pubblica a beneficio del profitto privato, di chi relega il ruolo dell'arte e della cultura a comparse in eventi esageratamente dispendiosi e calati dall'alto.
collettivo sottotetto
artisti in residenza-resistenza
vedi il flyer: 56384-volantino.pdf
sottotetto | 24 Luglio, 2007 13:28
Oggi trova la soluzione al proprio
problema abitativo la famiglia di Sandra, che un mese fa aveva reso
pubblica alla città la sua situazione di disagio .
La
famiglia di Sandra, composta da lei e i suoi due figli di uno e due
anni, ha scongiurato il pericolo di finire in mezzo ad una strada a
partire da domani- data in cui diventa esecutivo lo sfratto :la
soluzione però non è arrivata da nessun organo
istituzionale , ma dal basso .
A maggio infatti Sandra aveva
deciso di rivolgersi allo sportello dei diritti del Collettivo
Sottotetto; così, dopo la denuncia pubblica della situazione ,
l'amministrazione comunale, nelle persone specifiche di Carla Colzi e
Gina Pedroni, non ha dato nessuna risposta,optando per un
atteggiamento di totale indifferenza. Sandra e il Collettivo, perciò,
hanno deciso di aprire ed abitare una casa di proprietà
pubblica, lasciata sfitta in attesa di operazioni speculative, come
centinaia di altre nella nostra città.
E' la sesta
dall'inizio del lavoro di sportello del collettivo, ma questa volta
ci aspettava una brutta sorpresa, ennesima dimostrazione
dell'arroganza con cui l'amministrazione tratta i problemi della
gente comune, tagliata fuori dalle logiche di mercato :
Per
evitare che le persone senza casa possano continuare a riappropriarsi
di ciò che loro hanno abbandonato e svenduto, hanno avuto la
brillante idea di andare a devastare gli interni delle case pubbliche
rimaste vuote, rompendo a martellate gli impianti sanitari .
Oggi,
dopo un anno di inchiesta sul territorio ,le domande che vorremmo
porre ai responsabili della nostra città- nonché di
questo gesto spregevole- sono sempre di più. Ma vista la
comprovata reticenza dell'interlocutore a fornire risposte, ci
limiteremo a questi tre quesiti:
1- Quando l'assessore Carla
Colzi dichiarò ai giornali di tenere vuote le case pubbliche
di Via Compagnoni così da poter far fronte ad eventuali
emergenze, pensava forse che sarebbero bastate le mura esterne ( e
che l'interno si poteva perciò radere al suolo) o stava
piuttosto cercando un paravento per non ammettere la propria
collusione con le operazioni speculative tanto care alla nostra
città?
2- Quando si prenderà pubblicamente atto
dell'emergenza abitativa, già lampante da anni, e si comincerà
a lavorare per farvi fronte?
3- Quando smetterà, questa
Amministrazione, la retorica sulla sicurezza delle cosiddette “donne
sole” per poi ignorare la loro prima necessità concreta,
cioè una casa in cui vivere?
Per evitare malintesi,
questa volta abbiamo deciso di consegnare personalmente i quesiti; e
stavolta li accompagniamo coi cocci dei sanitari rotti a martellate
per ostacolare la riappropriazione sociale delle case di Via
Compagnoni .
E in tal senso ci prendiamo un impegno :
ogni volta che l'episodio si dovesse ripetere, torneremo a
riconsegnare ai legittimi proprietari il frutto del loro lavoro.
Chi rompe paga...e i cocci sono suoi.
sottotetto | 25 Giugno, 2007 21:11
Lo sfratto della famiglia di
Sandra,previsto per oggi, è stato prorogato di un mese per
dare la possibilità a Sandra di trovare un altro alloggio per
sé e i due figli.
La proroga è il risultato di un
accordo privato fra proprietari e inquilini ottenuto con la mediazione del collettivo sottotetto: le istituzioni, alle
quali avevamo sollecitato una proposta in merito alla situazione di
Sandra – o perlomeno una presa di posizione pubblica che non
consistesse nel solito scaricabarile- non sono intervenute in alcun
modo e, fosse stato per loro, adesso una donna sola sarebbe in mezzo
alla strada con due bambine di pochi anni.
Il caso di Sandra è
esemplare di come le famiglie in difficoltà economica,
malgrado siano sempre di più anche in una città che continua a definirsi ricca
come la nostra, siano ignorate dalle istituzioni,e ormai possano
cercare solo nel buon senso comune e nella solidarietà
reciproca una possibilità di sopravvivenza alle impietose
logiche del mercato immobiliare. Logiche che l'Amministrazione
reggiana affianca e legittima come se, anziché rappresentante
degli interessi della collettività, lo fosse dei giganti
dell'edilizia privata.
Per questi ultimi infatti si è
rilevata assai propizia la politica del Comune di vendere i
terreni dove si trovavano case popolari, riducendole di numero . E'
noto infatti che l'edilizia popolare rappresenta -oltre che l'accesso
a un diritto fondamentale- un calmiere per i prezzi del mercato delle
compravendite e degli affitti di immobili.
Venendo a mancare
questo bene comune,i privati possono fare il bello e il cattivo tempo
nello stabilire il prezzo dell'offerta, mentre le liste d'attesa per
una casa popolare si allungano all'infinito, in una spirale che di
fatto cancellerà un diritto primario di cittadinanza: un tetto sulla testa.
Chiediamo alle
Istituzioni locali di compiere un'inversione di rotta nelle politiche
abitative, o se non altro per dignità, di ammettere la loro incapacità nel far
fronte ad una problematica che ha sempre più, di giorno in
giorno, il carattere dell'emergenza: IL DIRITTO ALL'ABITARE.
sottotetto | 21 Giugno, 2007 13:44
EMERGENZA ABITATIVA: SANDRA DENUNCIA LA SUA SITUAZIONE
CONFERENZA STAMPA DEL COLLETTIVO SOTTOTETTO-SPORTELLO DEI DIRITTI PRESSO GLI ASSESSORATI ALLA CASA ED ALLE POLITICHE SOCIALI
Oggi una ventina di attivisti del Collettivo Sottotetto, si sono presentati sotto alla sede degli assessorati del Comune di Reggio Emilia per denunciare la situazione di Sandra e di tante donne che si sono rivolte allo sportello. Proprio le donne, soprattutto se madri senza un compagno, sono le prime a subire le conseguenze della precarizzazione selvaggia della vita , conseguenze fra cui la più drammatica è la mancanza di una casa.
Multimedia:
ascolta l’intervista a Sandra [ audio 01 ]
ascolta l’intervista a Chicca, Coll. Sottotetto [ audio 02 ]
Il Collettivo Sottotetto rende noto un altro degli
ormai numerosissimi casi di disagio sul territorio di Reggio Emilia.
Sandra ha 28 anni, è separata con due figli di 2 e 1 anno ed è
disoccupata. Il 25 giugno sarà sfrattata dall’appartamento di cui da
più di un anno non riesce a pagare l’affitto di 630 euro.
Non può
aspirare a un alloggio popolare a causa delle numerosissime domande e
dei pochi alloggi a disposizione, e dai servizi non sta ricevendo alcun
aiuto, a parte dei buoni spendibili presso la Croce Rossa.
La
storia di Sandra è esemplare di una situazione che a Reggio vivono
migliaia di famiglie : in particolare sono le donne sole ad esserne
vittime.
Per questo siamo qui oggi dall’Assessore ai diritti di cittadinanza e alle pari opportunita Gina Pedroni.
L’Assessore poche settimane fa’ ha partecipato a una cena dell’elìte
reggiana ,in cui si riduceva il problema “sicurezza delle donne” alla
pericolosità di circolare per le strade.Di fatto l’amministrazione fa
della sicurezza delle donne una bandiera e una vetrina politica,
dimenticando di garantire a centinaia di loro la forma di sicurezza più
elementare : un tetto sulla testa.
Un esempio è la politica sulle
case popolari, che oggi sono una specie in via d’estinzione. Le
amministrazioni le demoliscono e non ne costruiscono più dicendo che
costano troppo. Le liste d’attesa, anziché anticamera di un diritto,
sono per molti un calvario di anni in cui non si fa altro che mettere
pezze a un’emergenza dopo l’altra.
Tutte le famiglie che non
possono più permettersi di pagare un affitto non possono finire in
mezzo a una strada. Non sono vittime di una calamità , ma della
privazione di un diritto.
Per questo come Collettivo, insieme a
tutte le persone che in questi mesi si sono avvicinate a noi grazie al
lavoro del nostro Sportello sul Diritto alla casa, chiediamo che le
Istituzioni compiano una inversione di marcia rispetto alle politiche
abitative attuate fino ad oggi, oppure prendano atto della propria
incapacità di far fronte a questa situazione esplosiva.
D’altronde
è sempre una questione di priorità: noi, per esempio, ci “emozioniamo”
molto quando, tornando in città, ci troviamo davanti l’Arco di
Calatrava...ma sarebbe piu’ bello che tutti, una volta oltrepassato il
Casello di Reggio Emilia, avessero una casa in cui tornare.
sottotetto | 07 Giugno, 2007 18:18
Sabah è una signora originaria del marocco,separata dal marito. Da anni vive a Reggio Emilia, ha 3 figli di cui il più grande di 5 anni, un fratello invalido al 75 % e la madre di 60 anni. La famiglia vive in una casa privata nel comune di Cavriago, dove pagava un affitto di 520 euro, finchè, dopo aver perso il posto di lavoro e non ricevendo nessun alimento dal marito, Sabah da un anno a questa parte non riesce piu’ a pagare l’affitto, la luce e il gas.
Da anni la famiglia è iscritta alle liste per l’assegnazione di una casa popolare sia a Cavriago che a Reggio Emilia, comune in cui ora Sabah ha trovato lavoro.
Nonostante la situazione drammatica , nella graduatoria a Cavriago è solo al 13° posto, quando le case che vengono assegnate dal comune sono circa 6 all’anno.
Quest’anno Sabah si è rivolta agli assistenti sociali chiedendo la possibilita’ di accedere ad una casa popolare.
In risposta gli è stato promesso il pagamento- per ora mai effettuato- di qualche bolletta del 2006,e l’affido pomeridiano dei suoi figli, che prevede il versamento di 500 euro mensili (pubblici) alle famiglie disposte ad accudirli, oltre alla stipulazione di una polizza assicurativa. E’ assurdo che una cifra del genere, anziché versata a una famiglia estranea ai bambini, non venga usata per pagare a Sabah un affitto o le utenze per tutta la famiglia.
“Chiediamo una presa di responsabilità di questa amministrazione”- spiega Federica del Collettivo -“quando Sabah, non trovando soluzioni alternative e degne per la propria famiglia, ha provato a incontrare il sindaco per spiegare la questione, ha ricevuto come risposta un semplice "non sono obbligato di occuparmi della sua situazione"”. “Pensiamo sia una risposta vergognosa” - continua - “quella data da un sindaco e da una giunta comunale il cui compito, fino a prova contraria, dovrebbe essere quello di lavorare nell’interesse dei cittadini. Chiediamo che si impegni a trovare una soluzione dignitosa e sostenibile per la famiglia di Sabah entro il 17 di maggio, giorno in cui sarà esecutivo lo sfratto dalla casa privata in cui ora vivono. Chiediamo anche che il problema abitativo, che è ormai evidente tanto nel capoluogo quanto nei comuni della provincia, venga messo all’ordine del giorno di tutte le amministrazioni come un’emergenza che non riguarda una minoranza, ma tutte le famiglie costrette a pagare un affitto ai prezzi di mercato”.
Multimedia:
ascolta l’intervista a Sabah [ audio ]
ascolta l’intervista a Federica del Collettivo Sottotetto [ audio ]
Galleria fotograficasottotetto | 07 Giugno, 2007 18:15

...Perchè ci rendiamo perfettamente conto di subire le conseguenze dello stesso sistema inaccettabile che, da una parte favorisce la speculazione privata arricchendo proprietari e costruttori di case dai prezzi inaccessibili e, dall'altra, incentiva tramite la legge Bossi-Fini l'utilizzo sistematico di manodopera in nero, non garantita, composta da “non cittadini” ridotti in schiavitù in virtù della loro condizione “clandestina”.
Viviamo in una città che cresce a vista d'occhio a suon di metri cubi di cemento, dove ci sono molte più case che abitanti, ma dove per gli abitanti diventa sempre più difficile, se non impossibile, potersi permettere una casa.
Ma quale sicurezza viene tutelata? La sicurezza degli sfruttatori di manodopera schiava di poter continuare indisturbati e impuniti, la sicurezza degli speculatori di potersi arricchire prima sulla pelle dei lavoratori irregolari e poi sulla pelle delle famiglie cui impongono affitti da strozzini, forti anche del vuoto lasciato dalla pubblica amministrazione e della sua complicità.
Un'amministrazione che, mentre permette e si fa complice di una cementificazione selvaggia, applica la tolleranza zero nei confronti dei clandestini, creando un clima da caccia all'uomo che alimenta un terreno già molto fertile per lo sfruttamento di chi è costretto a rimanere invisibile:
perchè lo sappiamo tutti, classe dirigente compresa, che è proprio nel buio dell'invisibilità che si consumano i peggiori abusi .
La stessa amministrazione che tenta di rifarsi il trucco con inutili progetti vetrina, con un' integrazione posticcia fatta di cous cous in piazza e multiculturalità ostentata quanto fasulla, per poi inventarsi un assessorato in cui vengono accorpate immigrazione e sicurezza ignorando strumentalmente il fatto che L'UNICA SICUREZZA DI CUI ABBIAMO BISOGNO È QUELLA DI UNA VITA DEGNA.
sottotetto | 07 Giugno, 2007 18:11
Le giunte comunali in questi ultimi 12 anni a Reggio Emilia hanno avuto il "merito" di creare e poi progressivamente aggravare la questione abitativa.
A fronte di un incremento della popolazione dal 1994 al 2004 di circa 20.700 unità e della continua diminuzione degli stipendi e del tenore di vita di gran parte delle persone, hanno promosso politiche mirate solo al profitto ignorando i problemi della cittadinanza a minor reddito e più indifesa.
Oggi ci ritroviamo in una città che ha subito una espansione urbanistica privata senza pari in Emilia Romagna e fra le più aggressive a livello nazionale, con tante case sfitte e invendute e quelle disponibili sulla piazza alla portata di pochi, grazie ad affitti insostenibili imposti dalle agenzie immobiliari e da un "libero mercato" senza freni né controlli.
Reggio Emilia vanta inoltre il triste primato in regione per numero di sfratti, oltre 50 a settimana, e si nota una progressiva diminuzione di alloggi popolari causata dalla "riqualificazione" di storici quartieri popolari come il Villaggio Stranieri, il Foscato e Compagnoni, nonché dalla vendita di case popolari a privati tramite aste pubbliche a cui naturalmente possono partecipare i soliti, pochi privilegiati.
Si chiede quindi al Sindaco e all'amministrazione del Comune di Reggio Emilia:
- la sospensione immediata della vendita di un bene comune primario come le case popolari;
- di gestire direttamente e senza porre limiti temporali gli appartamenti cosiddetti "ad affitto calmierato";
- di incentivare i privati, anche tramite sgravi fiscali, a diminuire gli affitti;
- di promuovere nello stesso tempo serie azioni di controllo sugli affitti in nero e sulla scandalosa abitudine, da parte dei proprietari, di far firmare preventivamente agli affittuari lettere di disdetta in bianco, cosa ben nota anche al mercato delle agenzie immobiliari.
sottotetto | 07 Giugno, 2007 18:10
sottotetto | 07 Giugno, 2007 18:07
QUARTA AUTOASSEGNAZIONE DEL COLLETTIVO SOTTOTETTO
Oggi è stata restituita alla collettività un’altra delle troppe case (105 solo nel quartiere Compagnoni) che ACER e amministrazione comunale di Reggio Emilia da anni tengono vuote in attesa di speculazione.
La casa verrà abitata da una famiglia, quella della signora Franca, che già il 21 febbraio aveva reso pubblica la propria situazione abitativa con una conferenza stampa.
La signora Franca, la figlia e la nipote minorenne e studente, con un solo stipendio e una pensione minima, non sono più in grado di sostenere una spesa mensile di 600 Euro per il solo canone di locazione.
La denuncia di questa famiglia, sostenuta dallo sportello per i diritti alla casa, del Collettivo sottotetto, non ha ottenuto alcuna risposta dagli organi competenti (assistenti sociali, Comune,…) ma solo il consiglio di iscriversi alle “liste” per l’accesso al canone agevolato.
Ma cosa sono in realtà queste liste?
Il Comune di Reggio Emilia (delibera n.264 del 11/10/2006) “a fonte della indisponibilità di aree e/o immobili di proprietà pubblica” prevede una collaborazione con soggetti privati ai quali permette di “realizzare un indice aggiuntivo [di costruzione, ndr.] pari allo 0.05 mq/mq da destinarsi all’affito convenzionato con il Comune”. La convenzione consiste nell’impegno da parte dei privati di affitare lo 0.05 a canoni ridotti (i primi disponibili vanno dai 200 al 630 euro) per quindici anni (trascorsi i quali gli immobili torneranno pienamente privati) con contratti di libero mercato cui sarà possibile accedere tramite l’iscrizione in “liste” dalle quali il privato potrà scegliere l’inquilino più adatto. Questa è l’edilizia popolare del futuro?
Non graduatorie quindi, ma liste, non un Comune che si fa garante e responsabile di un diritto, ma un’amministrazione che diventa agenzia immobiliare, non patrimonio pubblico che al contrario viene venduto e/o abbattuto, ma edilizia privata, cementificazione, speculazione.
L’amministrazione e gli assistenti sociali che lavorano a contatto con i cittadini, anziché dare alle persone gli strumenti per riconquistare la propria autonomia e dignità, adottano solo interventi marginali che non risolvono l’esigenza abitativa.
Nonostante la disponibilità enorme di case sul territorio la città di Reggio Emilia è quinta in Italia per le richieste di esecuzione di sfratto, con una richiesta ogni 135 famiglie (inchiesta del Sunia, febbraio 2006). Gli alloggi di edilizia residenziale pubblica sono appena 3972 in tutta la provincia, parte dei quali verrà venduto in una qualche asta mentre in graduatoria 1500 famiglie (senza contare chi ha rinunciato ad iscriversi) aspettano da anni l´assegnazione di un alloggio popolare. Guardandosi intorno si potrà facilmente notare che non tutti, in questa città
a prima vista ricca con un bel ponte firmato “Calatrava” o mega complessi “Giglio e multisala”, hanno la fortuna di avere un tetto sulla testa.
In questa città, sopra-vissuta sempre più da precari, non solo nel lavoro ma anche nella vita come pensionati, universitari, migranti e lavoratori delle coop sociali, vogliamo essere protagonisti sociali e non spettatori. Per questo chiediamo al Comune di Reggio Emilia di dare un segnale concreto e non di vetrina bloccando gli sfratti, gli abbattimenti e le aste alle case popolari spesso lasciate all’abbandono.
Non vogliamo vedere nei prossimi anni la crescita di nuove barraccopoli e sosteniamo il diritto alla casa come un diritto fondamentale, che dà alle persone la possibilità di una vita degna.
sottotetto | 07 Giugno, 2007 17:59
Mercoledi 21/02/07 il collettivo sottotetto tramite lo sportello per il diritto alla casa, denuncia pubblicamente la situazione abitativa di Franca e la sua famiglia. Franca è una signora di 60 anni che vive con la figlia e la nipote in un appartamento privato di 70 mq per il quale paga 600 € d’affitto; lei percepisce una pensione minima di 420 €, la figlia ha un contratto a tempo determinato all’interno di una cooperativa sociale e la nipote frequenta le scuole medie superiori. Da anni sono iscritti alle liste per l’assegnazione di una casa popolare, ma le istituzioni locali e gli assistenti sociali non hanno dato risposta a questo bisogno, nonostante l’insostenibile condizione economica del nucleo famigliare, che non permette loro di affrontare le spese sanitarie e per l’istruzione della nipote. L’unica risposta concreta ricevuta dall’assistente sociale consiste nell’anticipo di due mensilità per un affitto privato con l’affermazione della mancanza di case popolari disponibili e con la proposta di dividere il nucleo famigliare (eliminando così la pensione di Franca) per incrementare il proprio punteggio nelle liste per l’assegnazione. Lo sportello per il diritto alla casa da novembre ad oggi è stato attraversato da una trentina di singoli e famiglie di eterogenea composizione, dai migranti a famiglie reggiane che, come Franca, hanno riscontrato gravi problemi abitativi a Reggio Emilia. “Reggio Emilia è una delle prime città in Italia per numero di sfratti per morosità”, ci racconta Serena del Collettivo Sottotetto, “e le politiche, in questo campo, non si possono più definire abitative, bensì dell’abitazione, in quanto maggiormente attente alle esigenze dei costruttori e dei proprietari piuttosto che ai bisogni e diritti di chi ci abita, o peggio di chi una casa non ce l’ha”.
ascolta l’intervista a Franca, realizzata allo Sportello per il diritto alla casa [ audio ]
ascolta l’intervista a Serena, Collettivo Sottotetto [ audio ]
Lo sportello per il diritto alla casa si trova in via Compagnoni 37, per prenotare un appuntamento è possibile rivolgersi al n° 3478400532 oppure al n° 3407777991.
sottotetto | 07 Giugno, 2007 17:56
sottotetto | 07 Giugno, 2007 17:51
sottotetto | 07 Giugno, 2007 17:47
Viviamo una vita che non può essere definita tale, subiamo sulla nostra pelle giorno dopo giorno ciò che dall’alto ci viene imposto, oggi siamo solo merce, o meglio, vorrebbero che ci arrendessimo ad esserlo.
La precarietà si è impossessata delle nostre vite, la precarietà totale ci e stata imposta, partendo dal lavoro(pacchetto Treu, legge 30) fino al lento e inesorabile smantellamento dello stato sociale( casa, istruzione, salute). Oggi non abbiamo più diritti, ma solo doveri, doveri ai quali dobbiamo sottostare per cercare di restare a galla in un mondo dove la dignità è passata in secondo piano rispetto alla produzione e al profitto, dobbiamo produrre alle loro condizioni, dobbiamo vivere secondo le esigenze del mercato, dobbiamo essere sempre pronti a dire di si, non dobbiamo ribellarci, non dobbiamo aiutarci, non ci vogliono umani, ma macchine……
Ma ciò che dall’alto viene imposto, dal basso si può combattere.
E’ dal basso che partiamo per cercare di dare una risposta a tutto ciò, e cominciamo da un diritto fondamentale e inalienabile per la vita di un essere umano. Per ricominciare a respirare partiamo dalla casa, dal diritto alla casa,dall'esigenza di una casa come strumento necessario per poter impostare una vita degna di essere definita tale, fulcro costante sul quale poggiare i nostri desideri e trasformarli in realtà, diritto inalienabile sul quale saldare le basi del futuro. (Continua)
LOTTA PER LA CASA A REGGIO EMILIA
SPORTELLO DEI DIRITTI
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