occupiamoci (del)le case
sottotetto | 09 Agosto, 2008 14:30

Oggi come allora i referenti e responsabili politici per l’emergenza abitativa in città si guardano bene dal dare anche il minimo segnale di voler rispondere seriamente del loro operato, delegando la gestione degli sgomberi al comandante della polizia municipale affiancato da qualche asistente sociale, muniti di ridicole proposte inaccettabili: divisioni famigliari, assegni per biglietti di rimpatrio, ostelli a 16 euro a persona per famiglie con due bambini e altre ipocrite finzioni di mediazione. Mentre i mandanti politici degli sgomberi si nascondono al mare e delegano alla pubblica sicurezza una questione eminentemente politica e sociale. Su Compagnoni si sprecano decine di pagine di giornale, tutte per dare un’apparenza di riqualificazione sensata e a favore del cittadino, ma in nessuna di quelle pagine si parla della diminuzione degli alloggi pubblici, della sparizione degli spazi comuni e delle famiglie "sacrificabili" nell’opera di modernizzazione che investirà il quartiere.
Noi come Collettivo Sottotetto, essendoci resi conto di avere a che fare con gente che non sa e non vuole fare il proprio mestiere, abbiamo proposto una soluzione per le emergenze cui stiamo andando incontro: assegnare alle famiglie alcune delle 120 case sfitte ancora presenti in quartiere.Sono case vuote e non in fase di assegnamento, quindi non chiediamo di scavalcare nessuna graduatoria Acer. E comunque noi siamo disposti ad autorecuperarea a nostre spese e con il nostro lavoro anche quegli appartamenti che sono stati devastati dagli stessi tecnici dell’Acer per evitare possibili occupazioni. Di sicuro gli appartamenti con i bagni e le finestre devastati per ordine del Comune stesso non pensavano di assegnarli a nessuno. Non vogliamo sottrarre case a chi è in graduatoria, ma aprirne e aggiungerne altre, e puntare il dito sulle ipocrisie e le lacune dell’edilizia popolare reggiana.
Ma nemmeno quando arrivano proposte dall’esterno i nostri eroi sono in grado di prendersi un minimo di responsabilità o, quantomeno, di prendere posizione. Se non vogliono accettare la nostra proposta e andare avanti con lo sgombero manu militari, che avessero almeno la decenza e la chiarezza di esternare e difendere la posizione presa e che si facessero carico per una volta di una responsabilità che è loro e soltanto loro, che spiegassero perchè le case pubbliche a Reggio Emilia vengono abbandonate, devastate e infine vendute all’asta o abbattute e perchè negli anni che mancano prima dell’abbattimento non possono trovarvi riparo le famiglie sotto sfratto o sgombero.
E le famiglie senza casa non siamo solo noi, in questa città. Noi semplicemente abbiamo deciso di organizzarci per far fronte alla situazione in maniera comune e di riprenderci quello che ci hanno tolto, consapevoli del fatto che sono migliaia oggi le persone con lo stesso problema a Reggio Emilia. E’ per questo che le nostre rivendicazioni e le nostre denunce pubbliche non sono solo per noi ma sono per tutte e tutti, perchè le cose possano cambiare e le persone possano finalmente veder garantito e tutelato il diritto ad un abitare dignitoso.
Qualsiasi cosa succederà in via Compagnoni nelle prossime settimane, facciamo presente fin da ora che la totale e piena responsabilità sarà del sindaco Graziano Delrio, che da un bagnoasciuga qualsiasi ordina ai suoi scagnozzi di togliere le case a chi non ha alternativa senza nemmeno sporcarsi le mani, con la testa soto la sabbia di una qualche località turistica, per non dover affrontare l’imminente campagna elettorale con troppe macchie su quell’immagine stucchevole del bravo e buon padre di famiglia che a tutti i costi ha cercato di farci ingoiare.
sottotetto | 26 Luglio, 2008 23:03
MERCOLEDì 6 AGOSTO 08
parte habitat#2
in un palazzo sotto sgombero
in attesa di speculazione
Riteniamo che sia molto grave che l’amministrazione, invece di implementare il numero di case popolari, addirittura le demolisca. Riteniamo altrettanto grave che si intenda distruggere il patrimonio storico e culturale che via Compagnoni rappresenta. Sembra un inquietante delirio di onnipotenza questa tendenza a distruggere e ricostruire di sana pianta i luoghi storici e nevralgici della città, invece che assecondare la loro storia e restituirla attraverso meno spettacolari e più modesti interventi di restauro alle esigenze del contemporaneo. Sembra un inquietante paradosso il fatto che in una città che tanto ha affidato al concetto di memoria storica, l’amministrazione finga di non sapere che “la storia” si svolge in luoghi fisici e concreti, e sedimenta, si stratifica, e se si cancella un luogo, si uccide anche un po’ della storia che in quel luogo si è svolta E la storia e le storie che noi abbiamo incontrato in via Compagnoni ci hanno fatto capire molte cose, e si sono inestricabilmente intrecciate con i nostri percorsi politici. Ci siamo resi conto, abbiamo provato sulla nostra pelle, quanto l’architettura influenzi le vite e le storie che percorriamo. Perché nel mondo ci si sta con il corpo, e i corpi si muovono, si incontrano, si riposano sulle panchine e chiacchierano la sera. Perché i bambini corrono e le madri li sorvegliano dal balcone, perché i vecchi guardano dalle finestre e i loro occhi vedono vita vera, perché al ritorno dal lavoro a volte ci va di prendere il caffè dalla vicina. Perché nel cortile comune qualcuno si è innamorato e qualcun altro ha parlato male dei vicini. E poteva farlo perché li conosceva. Questo ci ha insegnato via Compagnoni. Che il punto non è il diritto alla casa, a quattro mura intorno a un corpo, ma il diritto all’ abitare, in un luogo, in un contesto, in una storia. Nella croce e delizia delle relazioni umane. E’ questo il patrimonio che vogliamo salvare. Un patrimonio gratis, perché non monetarizzabile, ma non per questo meno prezioso o facile da ricostruire una volta distrutto. Non sono solo delle mura ciò che vogliono abbattere in via Compagnoni, sono le relazioni umane che si sono create nel corso dei decenni, rese possibili da quel tipo di urbanistica a misura d’uomo e dagli uomini e dalle donne che hanno dato vita a quel luogo intrecciando storie, contraddizioni e progetti. Ci sembra immensamente più prezioso di qualsiasi megaponte griffato o pavimentazione di lusso del centro storico.
vai allo speciale di globalproject
sottotetto | 13 Aprile, 2008 19:56
Reggio Emilia ha visto negli ultimi anni uno sviluppo edilizio spropositato, milioni di metri cubi di cemento, decine di migliaia di case.
Basta guardarsi intorno girando per la città, senza un occhio particolarmente attento, senza nessuna particolare sensibilità. Basta guardare.
Ma siamo qui per parlare del primo maggio, il primo maggio di mobilitazione lanciato dall'associazione Città Migrante, e cosa c'entrano le case, cosa c'entra l'edilizia con i migranti?
Andiamo a vedere, facciamoci qualche domanda, proviamo a darci qualche risposta.
CHI COSTRUISCE IN QUESTA CITTÀ?
Materialmente, oggi, in questa città chi costruisce sono i migranti, preferibilmente senza permesso di soggiorno in modo da poter essere più ricattabili, e preferibilmente, ma va da sé, con l'acqua alla gola e disposti quindi a lavorare tanto per ricevere poco,quando non addirittura niente. Come si dice: minima spesa, massima resa.
PERCHÈ SI COSTRUISCE IN QUESTA CITTÀ?
Sicuramente lo scopo di tanto gettar cemento non è garantire il diritto ad un'abitazione degna, ad una casa, alla popolazione . Ci sono più case che famiglie residenti ma ci sono anche famiglie senza casa. Che non sia speculazione? Che non sia rendita? Che non si vogliano usare le costruzioni a mo' di cassaforte per custodire gli investimenti di chi nelle banche non può confidare? Non sarà, come diceva il famigerato slogan, che “l'economia gira con te?”
CHI CI GUADAGNA?
A guadagnare sull'anomalia edilizia reggiana sono sicuramente in tanti: costruttori, mafiosi , amministrazioni conniventi...
Chi invece non ci guadagna è la manovalanza sfruttata, i lavoratori usa e getta, quelli che ci si può anche permettere di non pagare, gli esseri umani a progetto, le persone a tempo determinato.
Chi non ci guadagna sono tutti quelli che non si possono e non si potranno mai permettere una casa ai prezzi spropositati che raggiungono le abitazioni in questa città, chi non fa parte dell'eccellenza reggiana, compresi naturalmente coloro che le case le costruiscono.
MA IN TUTTO QUESTO COSTRUIRE, SOTTO QUESTO CIELO CHE ORMAI VEDIAMO SOLO ATTRAVERSO I FERRI DELLE GRU, QUANTE CASE PUBBLICHE STANNO SORGENDO?
Non ci si crederà, ma nessuna casa pubblica sta sorgendo sotto il nostro cielo.
Se ne stanno demolendo, se ne stanno distruggendo a suon di martellate con brillantissime operazioni “antiabusivi” (ma siamo sicuri che gli abusi stiano proprio lì dove dall'alto cercano di farci guardare?) ma l'edilizia pubblica non è più contemplata nell'agenda politica: yes, we can! Possiamo eliminare ogni traccia di casa popolare.
QUAL'È IL RUOLO DELLE ISTITUZIONI IN TUTTO CIÒ?
Le istituzioni giocano ruoli fondamentali nella riuscita di questi piani:
- approvano piani regolatori criminali che prevedono calate di milioni di metri cubi di cemento su un territorio che dovrebbe essere bene comune
eliminano l'edilizia pubblica per aiutare i privati nel loro scopo di raggiungere il monopolio totale del bene casa
promuovono campagne del terrore contro gli immigrati senza permesso di soggiorno
si fanno paladini della legalità che, tradotto in soldoni significa utilizzare le leggi “anticlandestino” come mezzo per mantenere schiavi i lavoratori utili e condannare qualsiasi atto di riappropriazione da parte di chi è stanco di non avere una casa (al secolo i pericolosissimi occupanti )
COSA POSSIAMO FARE NOI PER CAMBIARE LE COSE?
Possiamo ripartire dal basso, possiamo unirci con tutti quelli che da queste operazioni non hanno nulla da guadagnare, lavoratori migranti, precari italiani, senza casa.
Possiamo ricominciare a prenderci quello che ci hanno tolto e quello che non abbiamo mai avuto.
Possiamo essere in piazza
tutti e tutte
il primo maggio a Reggio Emilia.
sottotetto | 11 Aprile, 2008 18:05
CONSEGNATE OLTRE 200 FIRME RACCOLTE IN SOLI TRE GIORNI
PER "DENUNCIARE" PUBBLICAMENTE L'ASSESSORE E TUTTA LA GIUNTA
DI DEVASTAZIONE E SACCHEGGIO
CHIEDENDO PER TUTTI 15 ANNI DI ALLONTANAMENTO DALLE FUNZIONI PUBBLICHE
Questa mattina verso le 11.30 alcuni membri del collettivo sottotetto si sono presentati nell’ufficio dell’assessorato alla casa, retto da Carla Maria Colzi di Rifondazione Comunista, per denunciare la vergognosa devastazione del bene comune messa strategicamente in atto nelle case popolari del quartiere compagnoni, dove Comune e ACER continuano a inviare i loro manovali per sfasciare i sanitari e gli infissi (vetri, porte, finestre) degli appartamenti vuoti allo scopo di renderli inagibili per chi si trovi in stato di necessità. Operazione che tra l’altro viene svolta in palazzi che sono ancora abitati da alcuni nuclei famigliari con evidenti conseguenze nell’ambito della sicurezza e del degrado strutturale degli edifici.
Tutto questo
dopo che un anno fa, lo stesso assessore aveva dichiarato che “gli
appartamenti sfitti di via Compagnoni vengono tenuti liberi per
rispondere ad eventuali situazioni di emergenza abitativa, per questo
sono al momento inutilizzati” .
Sono state raccolte da lunedì 7 ad
oggi, tra cittadini di reggio, dentro e fuori dal quartiere, centinaia
di firme per denunciare simbolicamente assessore e giunta comunale per
"devastazione e saccheggio del bene comune", si richiede il massimo
della pena, che per il suddetto reato è pari a 15 anni di reclusione,
commutato in eguale periodo di interdizione ad ogni funzione pubblica
per chi prima distrugge e poi lucra su un bene pubblico costruito e
pagato col sudore dei cittadini.
Il vergognoso progetto di “riqualificazione edilizia” del quartiere compagnoni è in realtà solo una facciata che nasconde un piano di speculazione per milioni di euro, e che vede demolito il patrimonio immobiliare pubblico, per lasciare spazio a edilizia privata ad altissimo profitto visto il valore immobiliare dell’area Canalina, vicino alla campagna ma anche ad un passo dal centro e da tutti i servizi. Una speculazione che vede chiaramente collusi giunta comunale ed imprese edili in un circolo che ha i connotati di una vera e propria mafia reggiana.
Tutto questo mentre ogni giorno a Reggio Emilia e in ogni parte d’Italia (Roma, Trieste, Firenze, Napoli, Milano e molte altre) vediamo un’impennata dell’emergenza abitativa legata alla precarietà capillare del nostro sistema e al cappio sempre più stretto del carovita, complici anche le banche e i loro mutui a tasso variabile.
Ci chiediamo come in un
momento del genere, in una città che pretende di definirsi di centro
sinistra le sfere della politica si permettano di distruggere
l’edilizia popolare e in genere privatizzare ogni bene comune (acqua,
gas, energia, case, rifiuti) per riempire le proprio tasche o
semplicemente le loro poltrone.
Il collettivo sottotetto si propone di recuperare le case pubbliche abbandonate a marcire e di far rivivere un quartiere che è un pezzo di storia di questa città attraverso una socialità reale e dal basso. Solo un quartiere vissuto può essere sicuro per chi lo vive, famiglie, anziani, bambini e giovani.
ascolta l’intervento di Daniele del collettivo Sottotetto
galleria fotografica
sottotetto | 11 Aprile, 2008 17:56
Il pomeriggio del 4 aprile ACER e Comune hanno mandato alcuni operai a distruggere gli
interni degli appartamenti sfitti e non assegnati di via Compagnoni,
partendo dal numero 39 dove ancora stanno abitando alcune famiglie.
Quando alcuni appartenenti al collettivo
sottotetto insieme ad alcuni abitanti "regolarmente assegnatari" hanno
chiesto spiegazioni su ciò che stava accadendo ricordando che
l’edilizia erp è un bene pubblico, la risposta è stata far arrivare tre
volanti dei carabinieri e cinque della polizia, identificare tutti i
presenti e impedire al fotografo della Gazzetta di Reggio (uno dei
quoridiani locali) di documentare lo stato degli appartamenti .”Ma se
sono così convinti di essere nel giusto, cos’hanno da
nascondere?”-afferma Chicca del Collettivo Sottotetto- abitante in una
casa occupata in quella via che era vuota da più di dieci anni.
Gli appartamenti sfitti del quartiere (130) non vengono assegnati in attesa di demolizione che però dovrà avvenire nel 2011, e sarà effettuata per lasciare spazio a costruzioni private. L’assessore alla casa Carla Colzi, di rifondazione comunista, ha dichiarato ai giornali che gli operai stavano demolendo costruzioni abusive all’interno degli appartamenti ed ha minacciato gli attivisti del sottotetto di querela per diffamazione quando, riportando un articolo apparso l’estate scorsa su un quotidiano locale, hanno citato le parole dello stesso assessore che in quella occasione affermò: “quelle case sono vuote per poter essere utilizzate in caso di emergenza”. Sono state distrutti infissi, porte, finestre e sanitari. Continua Chicca del collettivo: “Fanno schifo, invece di assegnare le case a chi ne ha bisogno come le famiglie rom che sono state sgomberate ieri da una casa abbandonata occupata per necessità, le demoliscono per fare spazio a edilizia privata e le distruggono prima internamente per evitare che qualcuno possa riappropriarsene esercitando il proprio diritto all’abitazione. E in più non hanno nemmeno il coraggio di dire la verità su quello che stanno facendo”. Ascolta l’intervento di Federica del Collettivo Sottotetto vedi fotogallery |
sottotetto | 03 Aprile, 2008 20:45
sottotetto | 19 Marzo, 2008 22:41
MA LE CASE NON SONO FATTE PER ESSERE ABITATE?
Girando per questa città si ha come l’impressione che qualcuno, qualche aliena soggettività, stia colonizzando il territorio . E’ come se ci fossero marziani con sperma di cemento che stanno inseminando la nostra terra per farle partorire figli con infissi di pregio. Riprendendo i Partigiani Urbani si potrebbe parlare di “invasione degli ultracorpi”, riferendosi alle centinaia di gru che ogni giorno vediamo apparire in ogni luogo.
In questo contesto, tralasciando la non secondaria questione ambientale, non dovrebbe esistere la preoccupazione “casa” intesa come possibilità di avere un tetto certo sulla testa. Essendo minimamente pragmatici verrebbe da pensare che se non esiste più un metro libero non occupato da costruzioni edilizie, peraltro con destinazione d’uso abitativa, allora non dovrebbero neanche esistere persone senza casa. Viene da porsi la domanda: “ma le case non sono fatte per essere abitate?” La risposta è scontata nel fantastico mondo dei diritti e del divieto di speculazione, ma non lo è nel nostro: le case rimangono vuote, i prezzi continuano a salire.
Un’altra considerazione che dovrebbe essere scontata è che se si posano milioni di metri cubi di cemento , una parte sicuramente sarà edilizia pubblica, case fatte per rispondere alla necessità abitativa di tutti i cittadini che, senza dover dare giustificazione alcuna, non possono accedere al mercato privato o, comunque aggiungeremmo (consapevoli di trovare poco appoggio) , non possono esservi obbligati per un bene necessario come l’abitazione. Anche in questo caso abbiamo la dimostrazione che le considerazioni logiche non trovano cittadinanza a Reggio Emilia perchè le case pubbliche vengono abbattute o vendute e, genialità , si comincia a parlare di edilizia convenzionata e affitti calmierati , relegando a queste categorie il nuovo concetto di “edilizia sociale”, che di sociale ha solo l’impatto negativo.
Andiamo a vedere perchè:
1- non si tratta di edilizia pubblica, la proprietà è privata.
2-la costruzione di alloggi che saranno convenzionati a tempo o l’abbassamento della quota affitto per le famiglie vedono l’impiego di denaro pubblico che sarà a fondo perduto, visto che non prevederà un aumento del patrimonio edilizio comune.
3- Gli interventi in questione, a causa anche della loro irrisorietà, non incideranno sul prezzo degli affitti ma anzi, contribuiranno a mantenerli stabili sulle medie vergognosamente alte che caratterizzano la nostra città.
4- Gli alloggi convenzionati a tempo verranno costruiti con una deroga del 5% in più rispetto al piano regolatore che già è un prg da collasso ambientale.
5-Le false soluzioni di questo tipo sono funzionali solo alle logiche di accumulazione e speculazione , ma non propongono nessuna soluzione seria, sensata e a lungo termine per l’emergenza abitativa che stiamo vivendo e che, da previsioni ormai universalmente accettate, non farà che peggiorare.
sottotetto | 12 Febbraio, 2008 17:53
I diritti che tradizionalmente sono stati proprietà comune vengono espropriati attraverso la privatizzazione. La privatizzazione dell’acqua impone che la si paghi a chi se ne è appropriato, e ora ne è proprietario o gestore, mentre tutti dovrebbero avere accesso a questo bene comune. Quando i settori pubblici, come la scuola o la sanità, si vedono sottratti i finanziamenti pubblici, sempre più persone devono rivolgersi al settore privato. E anche in questo caso qualcuno accumula grazie a questa privatizzazione. La proprietà privata della terra, la cui privatizzazione ha una lunga storia, da sempre ostacola la risposta universale ai più elementari bisogni di alloggio e di spazio sociale e pubblico. Ma blocca anche qualsiasi tentativo di salvaguardare e di proteggere l’interesse collettivo, in modo efficace e definitivo, dalla voracità insaziabile dei grandi proprietari e delle imprese immobiliari. Anche l’inquinamento dell’aria e dell’acqua si configura come una privatizzazione, perché ci viene sottratta aria ed acqua di qualità da chi usa e deteriora questo patrimonio comune per il proprio vantaggio economico; basti pensare alle industrie che inquinano per risparmiare sui depuratori o per non spendere su innovazioni che permettano produzioni davvero pulite.
Noi diciamo che sono beni comuni (in forma di risposte ai bisogni e in forma di qualità del vivere), ma c’è chi li vede e li tratta come risorse da sfruttare e come merci. E questo ci impone di affrontare anche le ragioni economiche della loro sottrazione E ci impone anche di affrontare chi e quali imprese, , sono gli attori, i promotori di questi investimenti e gli accaparratori di profitti e rendite. E il ruolo della pubbliche amministrazioni in questo gioco. In questi anni abbiamo visto nascere e crescere lotte per l’accesso alla casa e ai servizi pubblici, contro gli sfratti e gli sgomberi, per spazi sociali e collettivi, contro le innumerevoli speculazioni immobiliari volte a costruire a spese di tutti per il vantaggio di pochi, contro gli inceneritori, i rigassificatori, contro l’inquinamento dell’aria, dell’acqua, della terra, contro l’elettrosmog, per la salvaguardia della nostra salute e della qualità dell’ambiente in cui viviamo e di cui facciamo parte, per la qualità del servizio e per i diritti dei lavoratori del trasporto pubblico locale, per la proprietà comune e la gestione pubblica di tutti i servizi: gas, elettricità, acqua, trasporto pubblico…ma anche dell’intero territorio..
C’è più che un filo che lega la questione del diritto alla città e all’accesso alla terra (casa, servizi sociali, spazi pubblici e di comunicazione, spazi sociali e culturali) e le questioni degli elementi e dei processi naturali (acqua, suolo, aria, flora e fauna, ambiente, loro qualità e lotta agli inquinamenti, compresa la questione dei rifiuti e delle nocività), dei servizi a rete privatizzati o in via di privatizzazione (acqua, energia, trasporto pubblico, rifiuti..). C’è la nostra vita a legarli e una domanda che li vede come premesse minime tutte necessarie e irrinunciabili.
sottotetto | 06 Febbraio, 2008 20:27

sottotetto | 28 Gennaio, 2008 18:13
La casa è un diritto!
Nel 2004 come Invisibili occupammo insieme ad una
famiglia di cittadini migranti,che era stata da poco sfrattata e
lasciata in strada con tanto di figli, un’ abitazione sfitta a Ponte di
Piave. Fu un’ iniziativa per ribadire che il diritto alla casa è un
diritto fondamentale, un bene primario, intoccabile. In una situazione
che vede il carovita e la precarietà attanagliare la vita di tante
persone, il diritto alla casa deve essere un punto di partenza per reclamare con forza i diritti e la dignità che spettano ad ogni cittadino!!
Oggi il Tribunale di Treviso ha assolto la famiglia ed gli attivisti che organizzarono quell’ iniziativa riconoscendo lo "stato di necessità" e quindi l’ impunibilità nei confronti degli occupanti.
Questo pensiamo sia una grossa vittoria, che viene dopo altre sentenze
simili in giro per l’ Italia, per l’ Avvocato Giuseppe Romano che ha
seguito il processo , per gli attivisti e tutte le persone che in
questi anni hanno lottato per il diritto alla casa.
Reddito Diritti Dignità uguale per tutti!!
Invisibili - Treviso
sottotetto | 03 Gennaio, 2008 18:07
SICUREZZA DEI DIRITTI E VIOLENZE
NEOLIBERISTE
L'OCCHIO DELLA DONNA
Da quanto tempo vivi in una casa occupata?
Da quasi due anni
Ti preoccupa vivere in una situazione di illegalità?
Mi preoccupa molto pensare che sia illegale entrare in una casa abbandonata da anni e renderla abitabile , come mi preoccupa che sia legale, sia per l'istituzione pubblica che per i privati, lasciare migliaia di case sfitte soprattutto con l'emergenza abitativa che stiamo vivendo
Andiamo al tema centrale dell'intervista: la violenza sulle donne...
Già...tema straordinariamente attuale. Io sono rimasta piuttosto sconcertata dall' anomala ascesa alla ribalta mediatica di questo argomento.
Il sentimento immediatamente seguente è stata una grande “incazzatura” per la maniera in cui lo si sta trattando e per i vergognosi fini di questa campagna.
Potresti spiegarti meglio?
Sì. Io credo che si stia pompando una campagna mediatica incentrata sulla difesa del corpo femminile al solo scopo di creare il solito clima di panico, da usare poi come giustificazione per assurde leggi xenofobe (vedi decreto sicurezza)
Si sbattono in prima pagina i “mostri” stranieri per poi non dire che la maggior parte delle violenze si consumano fra le mura domestiche delle oneste famiglie nostrane. Ci si preoccupa del mondo femminile solo quando fa comodo per altri scopi, nessuno parla della sicurezza delle donne in termini di diritti e reale autonomia, nessuno parla delle violenze che le donne subiscono dal sistema neoliberista.
Cosa intendi per sistema neoliberista?
Intendo l'organizzazione della nostra società, che poi nostra di chi...io non la sento tanto mia. Intendo le motivazioni economiche che hanno portato la precarietà nelle nostre vite. Ma gli interessi economici, da soli, non avrebbero così tanto potere di azione...occorre una classe politica che ne faccia la sua priorità.
Mi sembra di capire che sei molto critica verso la classe politica...credi che quella reggiana sia differente?
Se è vero che si deve sempre partire da casa propria ti dirò che la critica è soprattutto rivolta all'amministrazione locale e a quell'insieme di interessi “diffusi “ che veicolano le scelte in questa città.
Per esempio, per rimanere in tema, ho seguito tutte le dichiarazioni, i comunicati e le iniziative locali contro la violenza sulle donne, soprattutto dopo la tragedia del tribunale..e mi è venuto da ridere, vista la mia, anzi la nostra, esperienza:
siamo lieti che chi governa esprima decisa condanna alla violenza sulle donne ma vorremmo che alle parole seguissero fatti seri e, purtroppo, crediamo che ci troveremo in forte disaccordo su quali siano questi fatti.
Come al solito sentiremo parlare di sicurezza sempre nella sua accezione poliziesca , sentiremo invocare pene più severe etc..etc...
Ma tutto ciò non servirà a nulla, non risolverà il problema.
La prima sicurezza di cui le donne hanno bisogno è quella di poter avere modo di essere autonome e di poter, soprattutto quando in pericolo ma non solo, abbandonare il tetto sotto cui si consumano le violenze con la certezza di aver modo di proseguire sole o con i propri figli.
Quante donne una volta divenute “sole” perchè decidono di separarsi dal proprio compagno finiscono a fare la spola fra servizi sociali ed enti in generale, perchè le case a prezzo popolare non ci sono, il lavoro per le donne con figli piccoli neppure ? Quanto devono elemosinare per vedere, nel migliore dei casi, solo qualche briciola dei propri diritti?
Voi, come collettivo sottotetto avete anche uno sportello per il diritto alla casa, vero?
Sì, in una casa occupata che ha funzione di sportello oltre che di abitazione.
Lo sportello per il diritto alla casa del collettivo sottotetto è stato attraversato, in un anno di lavoro, soprattutto da donne, con figli piccoli o comunque minori, tutte con lo stesso problema: non riuscire ad andare avanti senza un uomo, non riuscire a permettersi una casa, a trovare un lavoro compatibile con il loro essere madri, non riuscire ad uscire da quella precarietà che spesso impedisce di prendere la decisione di andarsene, anche quando andarsene può voler dire salvarsi la vita.
Quello che chiediamo a chi a gran voce si schiera contro la violenza sulle donne è di smettere di essere complice di questa violenza con le proprie politiche scellerate e di cominciare ad invertire la rotta , verso la costruzione di un sistema società che possa far fronte alle esigenze di donne e madri, che permetta loro di liberarsi e di poter essere autonome senza dover elemosinare diritti che non otterranno mai.
Come si accede al vostro sportello?
Basta telefonare a questi due numeri: 347/2480760 347/8400532
poi viene dato un appuntamento in via Compagnoni 37 .
Quello che tengo a specificare è che il nostro non è uno sportello di assistenza tramite il quale si trovano soluzioni ai problemi individuali ma è un mezzo di incontro fra persone che vivono lo stesso problema e intendono risolverlo in maniera autonoma e collettiva.
Collettivamente si analizzano anche l'emergenza abitativa diffusa e le politiche sulla casa, sempre ben inserite nel contesto attuale di precarietà “selvaggia”.
Quello che voglio dire è che chi si unisce a noi entra a far parte di un gruppo orizzontale di discussione, elaborazione e attività politica dal basso, non esistono assistenti e assistiti.
Un'ultima domanda: come mai avete scelto come base per la vostra attività lo storico quartiere Compagnoni?
Prima di tutto perchè ci sono tantissime case vuote e abbandonate: erano 105, ora ne rimangono 98 perchè 7 sono occupate.
E poi perchè ciò che sta accadendo in quel quartiere è un ottimo esempio della tendenza delle politiche abitative: abbattimenti di case pubbliche, ricostruzione della maggior parte private, delega ai privati della politica abitativa “sociale”.
Analizzando il progetto Compagnoni si potrebbe quasi pensare che l'amministrazione locale, prendendo alla lettera le statistiche che mettono al primo posto le violenze dentro le mura domestiche, abbia pensato di eliminare il problema eliminando le mura domestiche...
sottotetto | 02 Gennaio, 2008 17:27



sottotetto | 08 Novembre, 2007 16:29
E' USCITO PRIMO NUMERO DELLA RIVISTA "ABIT-AZIONE"
A CURA DEL COLLETTIVO SOTTOTETTO
POTETE SCARICARLA QUI
sottotetto | 08 Novembre, 2007 03:14
sottotetto | 09 Ottobre, 2007 20:37
LOTTA PER LA CASA A REGGIO EMILIA
SPORTELLO DEI DIRITTI
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