sottotetto

occupiamoci (del)le case

1 MAGGIO 008

sottotetto | 13 Aprile, 2008 19:56

PER UNA GIORNATA DI LOTTA 
A REGGIO EMILIA! 

   

 

Reggio Emilia ha visto negli ultimi anni uno sviluppo edilizio spropositato, milioni di metri cubi di cemento, decine di migliaia di case.

Basta guardarsi intorno girando per la città, senza un occhio particolarmente attento, senza nessuna particolare sensibilità. Basta guardare.


Ma siamo qui per parlare del primo maggio, il primo maggio di mobilitazione lanciato dall'associazione Città Migrante, e cosa c'entrano le case, cosa c'entra l'edilizia con i migranti?

Andiamo a vedere, facciamoci qualche domanda, proviamo a darci qualche risposta.


CHI COSTRUISCE IN QUESTA CITTÀ?

Materialmente, oggi, in questa città chi costruisce sono i migranti, preferibilmente senza permesso di soggiorno in modo da poter essere più ricattabili, e preferibilmente, ma va da sé, con l'acqua alla gola e disposti quindi a lavorare tanto per ricevere poco,quando non addirittura niente. Come si dice: minima spesa, massima resa.

PERCHÈ SI COSTRUISCE IN QUESTA CITTÀ?

Sicuramente lo scopo di tanto gettar cemento non è garantire il diritto ad un'abitazione degna, ad una casa, alla popolazione . Ci sono più case che famiglie residenti ma ci sono anche famiglie senza casa. Che non sia speculazione? Che non sia rendita? Che non si vogliano usare le costruzioni a mo' di cassaforte per custodire gli investimenti di chi nelle banche non può confidare? Non sarà, come diceva il famigerato slogan, che “l'economia gira con te?”

CHI CI GUADAGNA?

A guadagnare sull'anomalia edilizia reggiana sono sicuramente in tanti: costruttori, mafiosi , amministrazioni conniventi...

Chi invece non ci guadagna è la manovalanza sfruttata, i lavoratori usa e getta, quelli che ci si può anche permettere di non pagare, gli esseri umani a progetto, le persone a tempo determinato.

Chi non ci guadagna sono tutti quelli che non si possono e non si potranno mai permettere una casa ai prezzi spropositati che raggiungono le abitazioni in questa città, chi non fa parte dell'eccellenza reggiana, compresi naturalmente coloro che le case le costruiscono.

MA IN TUTTO QUESTO COSTRUIRE, SOTTO QUESTO CIELO CHE ORMAI VEDIAMO SOLO ATTRAVERSO I FERRI DELLE GRU, QUANTE CASE PUBBLICHE STANNO SORGENDO?

Non ci si crederà, ma nessuna casa pubblica sta sorgendo sotto il nostro cielo.

Se ne stanno demolendo, se ne stanno distruggendo a suon di martellate con brillantissime operazioni “antiabusivi” (ma siamo sicuri che gli abusi stiano proprio lì dove dall'alto cercano di farci guardare?) ma l'edilizia pubblica non è più contemplata nell'agenda politica: yes, we can! Possiamo eliminare ogni traccia di casa popolare.

QUAL'È IL RUOLO DELLE ISTITUZIONI IN TUTTO CIÒ?

Le istituzioni giocano ruoli fondamentali nella riuscita di questi piani:

- approvano piani regolatori criminali che prevedono calate di milioni di metri cubi di cemento su un territorio che dovrebbe essere bene comune

  • eliminano l'edilizia pubblica per aiutare i privati nel loro scopo di raggiungere il monopolio totale del bene casa

  • promuovono campagne del terrore contro gli immigrati senza permesso di soggiorno

  • si fanno paladini della legalità che, tradotto in soldoni significa utilizzare le leggi “anticlandestino” come mezzo per mantenere schiavi i lavoratori utili e condannare qualsiasi atto di riappropriazione da parte di chi è stanco di non avere una casa (al secolo i pericolosissimi occupanti )

COSA POSSIAMO FARE NOI PER CAMBIARE LE COSE?

Possiamo ripartire dal basso, possiamo unirci con tutti quelli che da queste operazioni non hanno nulla da guadagnare, lavoratori migranti, precari italiani, senza casa.

Possiamo ricominciare a prenderci quello che ci hanno tolto e quello che non abbiamo mai avuto.

Possiamo essere in piazza

tutti e tutte

il primo maggio a Reggio Emilia.


IL SOTTOTETTO ALL'ASSESSORATO ALLA CASA

sottotetto | 11 Aprile, 2008 18:05

 CONSEGNATE OLTRE 200 FIRME RACCOLTE IN SOLI TRE GIORNI

PER "DENUNCIARE" PUBBLICAMENTE L'ASSESSORE E TUTTA LA GIUNTA

DI DEVASTAZIONE E SACCHEGGIO

CHIEDENDO PER TUTTI 15 ANNI DI ALLONTANAMENTO DALLE FUNZIONI PUBBLICHE 

 

 

 

 

Questa mattina verso le 11.30 alcuni membri del collettivo sottotetto si sono presentati nell’ufficio dell’assessorato alla casa, retto da Carla Maria Colzi di Rifondazione Comunista, per denunciare la vergognosa devastazione del bene comune messa strategicamente in atto nelle case popolari del quartiere compagnoni, dove Comune e ACER continuano a inviare i loro manovali per sfasciare i sanitari e gli infissi (vetri, porte, finestre) degli appartamenti vuoti allo scopo di renderli inagibili per chi si trovi in stato di necessità. Operazione che tra l’altro viene svolta in palazzi che sono ancora abitati da alcuni nuclei famigliari con evidenti conseguenze nell’ambito della sicurezza e del degrado strutturale degli edifici.

Tutto questo dopo che un anno fa, lo stesso assessore aveva dichiarato che “gli appartamenti sfitti di via Compagnoni vengono tenuti liberi per rispondere ad eventuali situazioni di emergenza abitativa, per questo sono al momento inutilizzati” .
Sono state raccolte da lunedì 7 ad oggi, tra cittadini di reggio, dentro e fuori dal quartiere, centinaia di firme per denunciare simbolicamente assessore e giunta comunale per "devastazione e saccheggio del bene comune", si richiede il massimo della pena, che per il suddetto reato è pari a 15 anni di reclusione, commutato in eguale periodo di interdizione ad ogni funzione pubblica per chi prima distrugge e poi lucra su un bene pubblico costruito e pagato col sudore dei cittadini.

Il vergognoso progetto di “riqualificazione edilizia” del quartiere compagnoni è in realtà solo una facciata che nasconde un piano di speculazione per milioni di euro, e che vede demolito il patrimonio immobiliare pubblico, per lasciare spazio a edilizia privata ad altissimo profitto visto il valore immobiliare dell’area Canalina, vicino alla campagna ma anche ad un passo dal centro e da tutti i servizi. Una speculazione che vede chiaramente collusi giunta comunale ed imprese edili in un circolo che ha i connotati di una vera e propria mafia reggiana.

Tutto questo mentre ogni giorno a Reggio Emilia e in ogni parte d’Italia (Roma, Trieste, Firenze, Napoli, Milano e molte altre) vediamo un’impennata dell’emergenza abitativa legata alla precarietà capillare del nostro sistema e al cappio sempre più stretto del carovita, complici anche le banche e i loro mutui a tasso variabile.

Ci chiediamo come in un momento del genere, in una città che pretende di definirsi di centro sinistra le sfere della politica si permettano di distruggere l’edilizia popolare e in genere privatizzare ogni bene comune (acqua, gas, energia, case, rifiuti) per riempire le proprio tasche o semplicemente le loro poltrone.

Il collettivo sottotetto si propone di recuperare le case pubbliche abbandonate a marcire e di far rivivere un quartiere che è un pezzo di storia di questa città attraverso una socialità reale e dal basso. Solo un quartiere vissuto può essere sicuro per chi lo vive, famiglie, anziani, bambini e giovani.

-  ascolta l’intervento di Daniele del collettivo Sottotetto
[ audio ]
-  galleria fotografica

LA DEVASTAZIONE DI COMUNE E ACER

sottotetto | 11 Aprile, 2008 17:56

 
VENERDì 4 APRILE 2008 - DEVASTAZIONE DELLE CASE PUBBLICHE
Il pomeriggio del 4 aprile ACER e Comune hanno mandato alcuni operai a distruggere gli interni degli appartamenti sfitti e non assegnati di via Compagnoni, partendo dal numero 39 dove ancora stanno abitando alcune famiglie.
Quando alcuni appartenenti al collettivo sottotetto insieme ad alcuni abitanti "regolarmente assegnatari" hanno chiesto spiegazioni su ciò che stava accadendo ricordando che l’edilizia erp è un bene pubblico, la risposta è stata far arrivare tre volanti dei carabinieri e cinque della polizia, identificare tutti i presenti e impedire al fotografo della Gazzetta di Reggio (uno dei quoridiani locali) di documentare lo stato degli appartamenti .”Ma se sono così convinti di essere nel giusto, cos’hanno da nascondere?”-afferma Chicca del Collettivo Sottotetto- abitante in una casa occupata in quella via che era vuota da più di dieci anni.
Gli appartamenti sfitti del quartiere (130) non vengono assegnati in attesa di demolizione che però dovrà avvenire nel 2011, e sarà effettuata per lasciare spazio a costruzioni private.
L’assessore alla casa Carla Colzi, di rifondazione comunista, ha dichiarato ai giornali che gli operai stavano demolendo costruzioni abusive all’interno degli appartamenti ed ha minacciato gli attivisti del sottotetto di querela per diffamazione quando, riportando un articolo apparso l’estate scorsa su un quotidiano locale, hanno citato le parole dello stesso assessore che in quella occasione affermò: “quelle case sono vuote per poter essere utilizzate in caso di emergenza”.
Sono state distrutti infissi, porte, finestre e sanitari. Continua Chicca del collettivo: “Fanno schifo, invece di assegnare le case a chi ne ha bisogno come le famiglie rom che sono state sgomberate ieri da una casa abbandonata occupata per necessità, le demoliscono per fare spazio a edilizia privata e le distruggono prima internamente per evitare che qualcuno possa riappropriarsene esercitando il proprio diritto all’abitazione. E in più non hanno nemmeno il coraggio di dire la verità su quello che stanno facendo”.

Ascolta l’intervento di Federica del Collettivo Sottotetto

vedi fotogallery

PRESENTAZIONE PUBBLICA DELLA RIVISTA ABIT-AZIONE A CURA DEL COLLETTIVO SOTTOTETTO

sottotetto | 03 Aprile, 2008 20:45

SABATO 12 APRILE
ORE 18
CINEMA CRISTALLO
 
 
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